Il Km33 (via mazzini, Trezzo sull’Adda www.km33.it) propone il primo di una serie di appuntamenti artistici!
Un aperitivo in compagnia di giovani artisti che esporranno le loro opere all’interno del salone accompagnati da un concerto acustico.
Il gruppo in questione è: LESTER AND THE LANDSLIDE LADIES
Lester è una specie di Joey Ramone con l’accento emiliano, nella scena rock emiliana è una specie di leggenda dell’underground, dal 2002 ha messo su i Landslide Ladies, una band che richiama alla memoria i grandi losers del rock come Johnny Thunders, Mike Ness, Tyla, Mike Monroe, ecc… Porta al Km33 il suo rock’n'roll allo stesso tempo allegro, alcolizzato, commovente, e amaro, in un’ottima versione acustica che ne esalta le ottime melodie.
Qui potete leggervi un’intervista al gruppo:
http://www.slamrocks.com/landslideladies2008.htm
Qui potete ascoltarvi alcuni pezzi della band:
www.myspace.com/landslideladies
Avevamo già parlato di Lester and the Landslide Ladies in occasione dell’uscita del loro triplo cd, in una recensione proprio qui su Rockblog, potete leggerla qui:
Al km33 di Trezzo sull’adda (Mi) inizia questo mese la programmazione dei concerti, dopo che era già stato organizzato qualche evento. Il locale si trova in via Mazzini, esattamente di fianco al Live Club; la programmazione di Gennaio vedrà come concerto di punta l’esibizione di due ottime bands del panorama glam e rock’n'roll: i Fuori Uso, che nella bassa bergamasca sono ormai una vera e propria istituzione e i Sumo, che mischiano Elvis e Ramones in parti uguali dando vita ad un sound ultra coinvolgente.
Il concerto sarà ovviamente gratuito, bar a prezzi onestissimi, ottima ambientazione…insomma si preannuncia una gran serata. A seguire dj set glam e rock’n'roll. La serata fa parte delle serate “PARTY ON SLAM STREET” in collaborazione col sito www.slamrocks.com, il sito numero uno in Italia in ambito rock’n'roll…a breve vi daremo il programma completo del km33 e delle altre serate targhate Slamrocks.com. Restate sintonizzati!
Continua il momento magico dei The Killers, dopo il successo dell’album Day & Age (che ha già venduto oltre 2 milioni di copie) e del singolo Human (ancora tra i brani più suonati in radio), sono andati tutti esauriti i biglietti per il concerto milanese del 17 marzo al Forum.
C’è un’Italia che vuole restare indietro. Non ha un solo colore, non ha una sola bandiera, ma un semplice obiettivo: condannare il paese alla palude nella quale si è messo con le proprie mani – a quell’eterno sterile e ammuffito scontro tra destra e sinistra, come fossimo ancora tutti quanti nei corridoi di un’università nel 1976. E’ un harakiri che non stupisce: dietro le scrivanie di oggi ci sono gli anni di piombo di ieri, e piuttosto che scoprire che le nuove generazioni non hanno più nessuna voglia di spaccarsi le teste in nome di un cineforum o del giornale sotto braccio, molti preferiscono riaccendere la fiammella con l’arma vecchia della menzogna.
Che la usi la politica, è una prassi a cui tutti siamo ormai abituati. Che la usino i giornali è una novità a cui ci stiamo amaramente abituando ma alla quale non vogliamo rassegnarci. Questa mattina il Giornale titola in prima pagina “è ora che i Circoli Arci paghino le tasse”. E continua: discoteche, ristoranti, palestre, saune e perfino locali hard spacciati per centri culturali. Seguono due pagine di inchiesta, con un ampio spazio sul circolo di cui sono presidente – l’Arci Magnolia di Segrate. Come si diceva – che i giornali sembrino oggi poter fare a meno delle basi stesse del giornalismo, non è più un fatto che dia scandalo. Quindi non ha probabilmente più senso stupirsi della mancanza di un contradditorio o indignarsi per le falsità disseminate da Paolo Beltramin. A nulla servirebbe infatti replicare punto per punto alle bugie portate come prove schiaccianti alla tesi per la quale i Circoli Arci non avrebbero più – o non avrebbero mai avuto – senso d’essere. Paolo Beltramin non si preoccupa neanche di risultare inattaccabile, sicuro come sarà di una folla esultante al grido di “era ora che qualcuno lo dicesse”. Quasi sembra compiacersi della sua condotta giornalistica: titola “gin a 7 euro e zero scontrini” parlando di una sua folle serata al Magnolia venerdì 12 ottobre. Il fatto che il Magnolia fosse chiuso il dodici ottobre e che prezzi e informazioni siano assolutamente falsi non è certo cosa che gli interessi.
Quello che gli preme da dentro è un risentimento antico, è una parola che gli rode il fegato: cultura. Questo è il suo modo di rifarsi oggi: far credere a una società ormai adulta che la cultura sia un fatto di sinistra, che voglia dire solo dibattiti noiosi, cineforum in lingua originale e discussioni su registi polacchi di cui non si sa scrivere il nome. Evidentemente, Paolo Beltramin non ha mai capito cosa diavolo fosse questa cultura di cui la gente si riempiva la bocca. Per sfortuna sua e fortuna dell’Italia, le nuove generazioni lo hanno capito. Cultura vuol dire condivisione di valori e discussione degli stessi, vuol dire spazi e possibilità di espressione, vuol dire musica, libri, mostre, danze, vuol dire – alla lettera – tutto ciò che non è natura, istinto, impulso. Il Circolo Magnolia è un centro di cultura da quattro anni, e lo ha dimostrato a migliaia e migliaia di milanesi – così tanti da esser certi che tra essi vi siano in abbondanza lettori de Il Giornale – che da sempre offre spazio e spalla alla diffusione degli eventi stessi del circolo. A Paolo Beltramin certo fa comodo continuare a figurarsi la cultura come una cosa di sinistra, ma all’Italia farebbe più comodo che la cultura fosse una cosa di tutti.
Ovvero, quello che si propone da sempre il Magnolia: una programmazione culturale ampia e variegata che possa fungere da faro per i giovani e meno giovani lombardi, un’alternativa all’intrattenimento bieco e vuoto di gran parte dell’industria della notte, prezzi bassi se non bassissimi (perdonaci Paolo, ma quando hai chiesto ai tuoi amici di prenderti un gin tonic, devono essersi intascati un paio di euro), un impegno costante nel dar spazio alle band locali, un impegno costante nel cercare soluzioni ragionevoli per l’ambiente (i pannelli fotovoltaici per alimentare l’intero circolo), per chi ci lavora (tutti gli utili del circolo vengono riutilizzati per assumere il personale) e per tener lontano chi lo frequenta da strade pericolose (al Magnolia il servizio d’ordine rende impossibile lo spaccio che in altri locali è una triste abitudine). Tutto ciò pagando le tasse e i contributi per ogni persona coinvolta nella gestione stessa del locale. Col particolare, volontariamente omesso da Paolo, che ogni utile di un Circolo Arci dev’essere reinvestito in attività culturali e ricreative, rendendo di fatto impossibile l’arricchimento che l’inchiesta si propone di denunciare.
E’ triste dove rispondere alle accuse quando sono tanto sconnesse e zoppicanti da non meritare attenzione, come non meriterebbe attenzione all’alba del 2009 chi ancora crede che la musica elettronica sia sinonimo di corruzione e malvagità, chi ha paura del nuovo perché ha sempre vissuto avendo paura. E’ triste ma necessario. E non per far cambiare idea a chi dovesse imbattersi nella gloriosa inchiesta di Beltramin, ma per banale tributo alla verità – una dea che ha sempre meno fedeli tra i giornalisti. D’altronde, i nemici della cultura – a destra come a sinistra – hanno la testa troppo dura e quadrata per poter capire che la terra è rotonda.
Al contrario, quelli che avranno in mano il mondo dopodomani, e che oggi frequentano in massa il Circolo Magnolia, avranno condiviso a tal punto i valori di tolleranza, ospitalità, uguaglianza, democraticità e felicità che da sempre professiamo, da rendere inutili repliche come questa.
Nelle due pagine ci sono una decina di articoli dedicati all’ARCI, ma ce n’è uno tutto per noi e questo mi galvanizza perchè se una testata nazionale come “Il Giornale” ci dedica tanto spazio vuol dire che qualcosa di buono abbiamo pur fatto.
Le inesattezze partono proprio dal titolo e proseguono nell’analisi della parte fiscale. E mi domando se prima di fare certe affermazioni un giornalista de “IL Giornale” per eccellenza si sarà preparato in materia fiscale per scrivere tali fesserie.
Sicuramente sarà informato sul fatto che al Magnolia ci sono 11 persone assunte a tempo indeterminato, che pagano contributi (quali altri locali di stampo commerciale a Milano hanno 11 assunti?).
Sicuramente saprà che l’associazione non ha un debito o finanziamenti a carico.
Sicuramente saprà che ha investito tutti gli utili in attività di promozione sociale, che sponsorizza una squadra di calcio di Clownterapia (AVS), che ha versato da poco un contributo di 5000 euro per la costruzione di una casa famiglia a Segrate (amministrata dal centro-destra), che collabora con i Servizi alla Persona del comune stesso, ospitando gli anziani nel periodo estivo.
Sicuramente saprà che ogni anno il Circolo Magnolia si sottopone alla verifica della Commissione Provinciale di Vigilanza che certifica l’idoneità delle strutture per la licenza di pubblico spettacolo.
Sicuramente saprà che in questi anni ci sono stati controlli ed ispezioni di Polizia Locale, NAS dei Carabinieri e Siae che non hanno riscontrato alcuna anomalia e irregolarità, a differenza dell’inchiesta del nostro Paolo Beltramin.
Sicuramente saprà che lo spazio, per cui paghiamo regolare canone, affidatoci 4 anni fa dall’attuale Amministrazione Provinciale, era in completo stato di degrado perché praticamente inutilizzato durante l’Amministrazione Colli.
Sicuramente saprà che sta lavorando per investire tutti gli utili su pannelli fotovoltaici e progetti di ecologia.
Ma sicuramente lo saprà, visto che proprio il suo giornale ci cita nella pagina degli spettacoli praticamente ogni settimana, che gli spettacoli teatrali, cabaret, dj set, concerti, liscio per anziani ecc. a differenza di tutti i locali di Milano hanno un costo contenuto se non gratuito; saprà che proponiamo circa 250 spettacoli di diverso genere all’anno, che abbiamo 4 corsi di formazione nel campo della musica, spettacolo ecc…
Ma questo lo sa di sicuro Paolo Beltramin! E allora come si permette di paragonarci all’Hollywood (con tutto il rispetto parlando), come può scrivere un articolo del genere, con inesattezze e falsità, come si permette di screditare un posto come il Circolo MAGNOLIA? Clicca qui per comprarti un libro
Finalmente dopo anni e anni di rinvii e magagne varie esce l’attesissimo album dei Guns and Roses, Chinese Democracy. Come suona?
Giudicatelo voi, l’album è interamente ascoltabile sul myspace della band: www.myspace.com/gunsandroses in attesa che l’album sia disponibile anche nei negozi di tutto il mondo il 23 Novembre 2008.
Personalmente non l’ho ancora sentito, lo farò proprio in questi giorni e vi farò sapere cosa ne penso. Intanto la parola a voi. Cosa ne pensate? Vi piace?
CHINESE DEMOCRACY tracklist:
01. “Chinese Democracy”
02. “Shackler’s Revenge”
03. “Better”
04. “Street Of Dreams”
05. “If The World”
06. “There Was A Time”
07. “Catcher In The Rye”
08. “Scraped”
09. “Riad N’ The Bedouins”
10. “Sorry”
11. “I.R.S.”
12. “Madagascar”
13. “This I Love”
14. “Prostitute”
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Concorso del Premio Videoclip Indipendente
SCELTI I 30 MIGLIORI VIDEO INDIPENDENTI ITALIANI
Il Premio Videoclip Italiano, la manifestazio e ufficiale dell’intero settore videomusicale giunta al decennale, ha scelto i trenta migliori video della musica indipendente italiana, grazie allo storico originale Concorso riservato alle etichette indie, nonché alle produzioni a basso budget, alternative e anche amatoriali. I trenta clip sono tutti visibili sul sito ufficiale della manifestazione: www.premiovideoclip.msn.it.
Adesso questi video saranno giudicati da un’ampia Giuria composta dagli esponenti dei maggiori media e dai più importanti addetti ai lavori del settore videomusicale.
La Cerimonia di consegna dei riconoscimenti del concorso del Premio Videoclip Indipendente 2008 si terrà a Milano nell’Aula Magna dell’Università IULM il prossimo 19 novembre.
Ecco la lista completa dei trenta video che hanno ottenuto le nomination del PVI 2008:
Vi ricordate i Towers of London? La band londinese che mischiava Sex Pistols e Guns’n'Roses, glam e punk, il tutto condituo da una rock’n'roll attitude come non se ne vedeva più da un sacco di tempo?
Incendiarono la scena mondiale qualche anno fa col loro album “Blood, Sweat and Towers” che li portò ad esibirsi in una serie di festival estivi tra cui il mitico Reading Festival e anche il nostrano Rock in Idro…sembrava proprio dovessero spaccare il mondo, erano partiti alla grande con singoli devastanti come “Air Guitar” e “How rude she was“.
Poi Danny Tourette, leader e songwriter della band è entrato nella casa del Grande Fratello inglese, per la quinta edizione, solo per uscire dopo 2 giorni cercando di scalare le mura dell’edificio e in generale facendo casino e portando un po’ di punkrock nello squallido programma. Per questo la vita dei TOL ultimamente non era molto chiara, due membri hanno lasciato la band, c’è stata un po’ di maretta, ma ora col nuovo singolo/video la band è tornata più in forma che mai. L’album si chiama “Fizzy Pop“, è proprio in uscita in questi giorni, e il primo video estratto è “Naked on the dancefloor“, eccovelo qua:
Ho deciso di dare un po’ di voce anche a chi non ce l’ha, a quei gruppi che non hanno un ufficio stampa e quindi hanno meno possibilità di farsi sentire in giro, che magari non hanno neanche un’etichetta che li produce, o magari ne hanno una piccola, indipendente e hanno comunque bisogno di un aiuto. Un po’ come ho fatto per LongDong Silver e Lester and the Landslide Ladies.
Ho deciso che di fianco ai gruppi grossi, ai mega tour, ai concerti negli stadi e ai cd che vendono centinaia di migliaia di copie, voglio parlare anche di quelli che suonano alla festa del paese (basta che siano bravi) e che vendono i cd sul banchetto ai concerti. E’ giusto così.
Quindi, se avete un gruppo e volete una recensione del demo o un’opinione sui pezzi che avete caricato su myspace mandate una mail a redazione@rockblog.it e vi dirò cosa possiamo fare….un avviso però: personalmente scrivo di musica dal 1999, non credo di essere un’autorità nel campo, ma negli ultimi 20 anni di musica ne ho sentita (e recensita) molta; le mie recensioni sono assolutamente imparziali, quello che penso lo dico, quindi se siete permalosi e avete paura del giudizio altrui…lasciate stare. Se invece vi interessa far conoscere la vostra musica alle varie centinaia di persone che ogni giorno passano di qui, mandatemi una mail…sicuramente male non vi farà.
Vi aspetto. Clicca qui per acquistare i cd
Beh, che vi aspettavate? Un’apparizione a sorpresa di Freddie Mercury? Le tappe italiane del tour dei Queen con Paul Rodgers sono state esattamente come ce le si aspettava: onesti concerti Rock (con la R maiuscola), suonati da una band che ormai ha inciso il suo nome nella storia della musica, nella maniera il più onesta possibile, senza voler per forza resuscitare fantasmi del passato o imitare ciò che è stato. Un concerto rock onesto quindi, suonato col cuore, che ha visto come mattatore della serata Brain May sicuramente, nonostante tutti siano eccellenti performer. Paul Rodgers ha una voce sicuramente più bluesy di quella di Freddie Mercury, meno lirica, ma questo lo sapevamo già tutti…ovviamente scaletta incentrata sia sui pezzi del nuovo album (di cui abbiamo già parlato in passato) e sui classici della band.
Si apre con ‘Surf’s up… School’s out’, e si continua con Tie Your Mother Down, Fat Bottomed Girls’, ‘Another One Bites The Dust’, ‘I want it all’ e ‘I want to break free’. ‘Love of My Life’ è dedicata a Freddie, e 12.000 persone a Milano trattengono il fiato e la commozione riempie il Datchforum. Si chiude sulle note epiche di ‘We Will Rock You’ e ‘We are the Champions’.
Grande concerto quindi della band inglese, sia a Roma che a Milano, che a 30 anni dalla nascita continua ancora a incendiare i cuori, mentre Freddie da lassù guarda e approva.
Nei negozi di dischi non ci va più nessuno. I distributori non distribuiscono più.
Già, perché da quando esistono MySpace, Emule, lo scambio di file sul web a costo zero, diciamoci la verità, chi ci va più nei negozi di dischi, a sporcarsi le mani con la polvere dei cd o i vinili di seconda mano (Nick Hornby, Alta fedeltà, oggi non lo avrebbe potuto scrivere), o prosciugare il conto corrente in un megastore (oh, sì, è così, tanto che Tower Records chiude negozi anche negli States)?
Codalunga tutto questo lo sa bene….
E allora Codalunga propone due soluzioni rivoluzionarie e provocanti