Il successo che Cheryl Cole ha ottenuto come cantante solista, e le simpatie del pubblico che si è conquistata per via della sua sfortunata faccenda d’amore, hanno reso questa cantante britannica una delle preferite sulla scena internazionale.
Dopo i numerosi libri non ufficiali sul suo conto, la stessa Cheryl ha annunciato di avere in lavorazione un libro sulla sua vita, con foto esclusive e notizie inedite. Si chiamerà “Through My Eyes”, e sbircerà all’interno dell’affascinante vita dell’ex cantante delle Sugarbabes.
Cheeryl, felice del progetto, dichiara:
“A volte mi sembra che tutto acada così rapidamente. E rischio di dimenticare i momenti intesi e personali che hanno reso lo scorso anno fantastico. Questo libro sarà pieno di immagini che ricordano quei momenti, e non vedo l’ora di vedere tutto il materiale insieme per la prima volta!”
Terza e ultima parte, dopo Alice Cooper e Wildhearts, ecco una band e un disco che conoscerete in molti:
Chi ha la mia età avrà ballato allo sfinimento durante l’adolescenza veri e propri inni da rock club di metà anni ’90 come “Time Bomb” e “Ruby Soho“…era il periodo in cui dopo l’uscita di “Dookie” dei Green Day c’era stata la mega esplosione del punk, e i Rancid erano uno dei gruppi di punta di questa invasione. Quest’album “…and out come the wolves” (è una frase dello scrittore, poeta e musicista newyorkese Jim Carrol) è senza dubbio la vetta artistica dei Rancid: punk, ska, testi commoventi, melodie incredibili, 19 canzoni una migliore dell’altra, 19 gemme irripetibili che potrebbero essere tutti classici del punk (e molte effettivamente lo sono)…non un momento di stanchezza, non un cedimento, si resta su livelli compositivi inimmaginabili. Beccatevi i video dei pezzi citati sopra:
Scritto Mercoledì 6 Giugno 2007 da Leonardo Follieri
Da circa un mese è disponibile in libreria un cofanetto dedicato a Luciano Ligabue dal titolo “Parole e canzoni” edito da Einaudi Stile Libero in collaborazione con Rai Trade. Si tratta di un raffinato panegirico sulla carriera del rocker emiliano dal quale emerge la sua poliedricità e la sua adattabilità anche ad altri campi artistici come il cinema e la letteratura. E’ diviso in due parti: un DVD con filmati di repertorio Rai con apparizioni televisive e spezzoni di concerti intervallati da alcune domande poste da Vincenzo Mollica allo stesso cantautore; un libro con tutti i testi delle canzoni, la discografia, la filmografia, i DVD e la bibliografia del Liga introdotti da uno scritto di Vincenzo Cerami.
Andiamo con ordine e cominciamo con il DVD: la scelta delle canzoni ripercorre le tappe della maturazione musicale di Ligabue da “Balliamo sul mondo” a “Una vita da mediano” o da “Urlando contro il cielo” a “L’amore conta” e quindi, in altre parole, dalla pura spensieratezza allo studio meticoloso del proprio modo di vivere e delle proprie sensazioni. Fra gli altri pezzi scelti, oltre a “Certe notti” e ad alcuni dei più conosciuti, spicca “Ho ancora la forza”, proposto al “Club Tenco” del 2000 e interpretato insieme a Mauro Pagani e al coautore dello stesso brano Francesco Guccini.
Si tratta dell’antologia più significativa di uno dei più famosi critici musicali di tutti i tempi. Il giornalista rock per antonomasia, il paladino dell’istinto e del rumore. È riuscito ad essere il più grande attaccando gli inutili orpelli e lo spettacolo fine a se stesso, in un’epoca in cui gli eccessi di protagonismo e la sacralità hanno rappresentato una parte fondamentale della cultura musicale.
È stato definito iconoclasta, spietato, necessario. Stiamo parlando di un Kerouac in tour con i Clash, di un Bukowski del backstage di un concerto degli Stooges , di un John Belushi alla macchina da scrivere.
In questo libro sono raccolti interventi di Leslie Conway Bangs, in arte solo Lester Bangs, scritti per Rolling Stone, Creem, NME e il Village Voice. Il suo modo di fare gli costò l’allontanamento da Rolling Stones a causa del suo “scarso rispetto per gli artisti”.
Un mattone sull’hardcore punk americano scritto da uno che “c’era” e c’è ancora e che ha vissuto la scena in modo per niente marginale.
Il libro, 464 pagine che si divorano “d’un fiato”, si regge benissimo da sé ed è leggibile da chiunque sia anche solo un minimo incuriosito dall’argomento, non serve essere dei super appassionati del genere.
Lo stile narrativo di Steven Blush è coinvolgente: alle sue considerazioni e ai suoi aneddoti personali, raccontati senza alcun pelo sulla lingua e senza sapere cos’è il politically correct, si alternano centinaia di dichiarazioni, ricordi, rivelazioni dei protagonisti dell’epoca. Da Jello Biafra (Dead Kennedys) a Al Barile (SS Decontrol), da Ian McKaye (Minor Threat) a Joe Shithead (D.O.A.), dai semplici emergentidelle varie scene locali a discografici e distributori.
Ognuno dona all’autore il proprio pezzo di storia, autentico! Tutti lo fanno in modo efficacemente diretto, anch’essi senza peli sulla lingua, senza leziosità di sorta.