Scritto Venerdì 13 Febbraio 2009 da Gabriele Squillace

THE REAL MCKENZIES
13 febbraio @ Magazzino 47, Brescia
14 febbraio @ UFO, Brunico
1992, Vancouver, Canada. Paul McKenzie, si trova per caso in mezzo a due stanze: da una proviene un pezzo di Andy Stewart e dall’altra i volgarissimi Sex Pistols. Forse solo un fortuito incontro o forse destino, ma è proprio questo che ha fatto nascere nella mente di Paul la geniale idea di The Real McKenzies.
Comunque sia andata realmente, il risultato rimane invariato, McKenzies, che cercava qualcosa di nuovo, un sound innovativo dopo lo scioglimento della sua precedente band TT Racerer, rimane folgorato dall’idea di mischiare il punk alle canzoni popolari scozzesi. Da quel momento Paul decide di rispolverare il vecchio kilt del nonno e le calzettone Tartan, e così abbigliato devastare il palco a suon di cover punk rock di canzoni tradizionali. Uno dei primi pezzi che suonano è I Wanna Be Your Scot, al posto di I Wanna Be Your Dog degli Stooges.. come dire, il loro obiettivo è semplicemente divertirsi e far casino!
Dal Kilt alla cornamusa il passo è breve: su suggerimento di alcuni fans la band introduce per la prima volta questo sottovalutato strumento nei loro set, da quel momento la cornamusa viene completamente rivalutata: uno strumento che al pari di chitarra elettrica o batteria, dà una marcia in più alla band. Ad un loro concerto qualcuno azzarda: avete i kilt, dovete assolutamente avere anche una cornamusa!
Una vera rivoluzione musicale, che però non viene però apprezzata da tutti: i più conservatori si sentono offesi da questa band che mischia tradizione e musica rock altamente ribelle, e li accusano di non rispettare la storia della musica.
Ma The Real McKenzies sanno quello che fanno: la musica è divertimento, non conta se viene fatta battendo il ritmo su un tamburo di pelle di mucca o se fatta con sofisticati mixer e computer, anzi, l’importante è ciò che si vive ad un concerto o ascoltando un disco: la tecnica può essere perfetta, le melodie pure, ma se manca il divertimento e il coinvolgimento del pubblico tutto perde il senso.
Ed è proprio questo che dicono i fans di McKenzies: meglio andare ad un loro concerto, bere una birra in compagnia e divertirsi cantando canzoni delle proprie band preferite, che ascoltare un concerto tecnicamente perfetto ma che lascia il pubblico immobile e indifferente.
Questa è solo una piccola battaglia per The Real Mckenzies, ma che mostra al mondo intero quali sono i loro obiettivi, e i fans del rock non possono fare altro che apprezzare!
Nel luglio 2008, a distanza di tre anni da “108242;000 Shots”, è uscito l’ultimo album della band “Off the Leash” (Fat Wreck Chords), che non solo mostra come la band sia maturata sotto ogni punto di vista, ma che a dispetto delle altre punk folk band famose oggi, The Real McKenzies fanno musica con il cuore, per i fans prima che per loro stessi.
The Real McKenzies
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Scritto Lunedì 12 Gennaio 2009 da Gabriele Squillace

PROPAGANDHI
O li si ama o li si odia, con i Propagandhi non ci sono vie di mezzo: politicizzati, controversi, punk nel cuore e hardcore sul palco, credono fermamente in ciò che credono e non cedono a nessun compromesso, mai. I Propagandhi sono fatti così, esattamente come li si vede quando suonano dal vivo e si raccontano nei loro album. Su di loro si sono dette tantissime cose: un gruppo impareggiabile per molti, dei ciarlatani per altri, ma una cosa è sicura, i Propagandhi sono sempre un evento! Pochi album ma di qualità e ancora meno tour, che diventano decisamente impedibili… come il prossimo, che passerà da noi ad aprile.
Loro si siano sempre definiti una band “progressive thrash”, forse perché non volevano entrare nella classica categoria punk hardcore.. ma di classico i Propagandhi non hanno proprio niente. Si formano a Winnipeg, Canada nel 1986 grazie all’incontro tra il cantante e chitarrista Chris Hannah e il batterista Jord Samolesky. Il duo recluta diversi bassisti ma è solo con John K. Samson che i Propagandhi trovano un po’ di stabilità e registrano finalmente il primo album per la Fat Wreck Chords, How To Clean Everything (1993). Il lavoro riscuote immediatamente un enorme successo, ma la loro fama va ben oltre la musica: i Propagandhi vengono apprezzati soprattutto per i loro testi fortemente politicizzati e di critica intelligente, oltre che per le loro campagne in supporto a cause animaliste ed umanitarie.
Nel 1996 esce il secondo album, Less Talk More Rock, un’altra pietra miliare della storia hardcore melodico, ma nello stesso anno arriva anche lßabbandono di John K.Samson, che lascia la band per dedicarsi completamente ai più melodici The Weakerthans, e viene sostituito da Todd Kowalsky, già I Spy e Swallowing Shit. Nel 1998 i Propagandhi fondano la loro etichetta G7 Welcoming Committee Records, che co-realizzerà tutti i futuri lavori della band e supporterà molti gruppi della giovane scena canadese.
Nel 2005 esce l’ultimo, attesissimo lavoro, Potemkin City Limits, a quattro anni di distanza dall`ottimo Today’s Empires, Tomorrow’s Ashes.
I Propagandhi non sono una macchina da produzione musicale: preferiscono pochi album di ottima caratura alla produzione industriale, e a chi li critica per questa scelta danno una risposta molto chiara: loro scrivono i pezzi e creano musica perché hanno qualcosa da dire, e non perchè si avvicina la scadenza data dall’etichetta, con buona pace del vecchio Fat Mike.
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26 aprile 2009 – Estragon, Bologna
28 aprile 2009 – Forte Prenestino, Roma
29 aprile 2009 – Fucina Controvento, Venezia
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Scritto Mercoledì 3 Settembre 2008 da Gabriele Squillace

1992, Vancouver, Canada. Paul McKenzie, si trova per caso in mezzo a due stanze: da una proviene un pezzo di Andy Stewart e dall’altra i volgarissimi Sex Pistols. Forse solo un fortuito incontro o forse destino, ma è proprio questo che ha fatto nascere nella mente di Paul la geniale idea di The Real McKenzies.
Comunque sia andata realmente, il risultato rimane invariato, McKenzies, che cercava qualcosa di nuovo, un sound innovativo dopo lo scioglimento della sua precedente band TT Racerer, rimane folgorato dall’idea di mischiare il punk alle canzoni popolari scozzesi. Da quel momento Paul decide di rispolverare il vecchio kilt del nonno e le calzettone Tartan, e così abbigliato devastare il palco a suon di cover punk rock di canzoni tradizionali. Uno dei primi pezzi che suonano è I Wanna Be Your Scot, al posto di I Wanna Be Your Dog degli Stooges.. come dire, il loro obiettivo è semplicemente divertirsi e far casino!
Dal Kilt alla cornamusa il passo è breve: su suggerimento di alcuni fans la band introduce per la prima volta questo sottovalutato strumento nei loro set, da quel momento la cornamusa viene completamente rivalutata: uno strumento che al pari di chitarra elettrica o batteria, dà una marcia in più alla band. Ad un loro concerto qualcuno azzarda: avete i kilt, dovete assolutamente avere anche una cornamusa!
Una vera rivoluzione musicale, che però non viene però apprezzata da tutti: i più conservatori si sentono offesi da questa band che mischia tradizione e musica rock altamente ribelle, e li accusano di non rispettare la storia della musica.
Ma The Real McKenzies sanno quello che fanno: la musica è divertimento, non conta se viene fatta battendo il ritmo su un tamburo di pelle di mucca o se fatta con sofisticati mixer e computer, anzi, l’importante è ciò che si vive ad un concerto o ascoltando un disco: la tecnica può essere perfetta, le melodie pure, ma se manca il divertimento e il coinvolgimento del pubblico tutto perde il senso.
Ed è proprio questo che dicono i fans di McKenzies: meglio andare ad un loro concerto, bere una birra in compagnia e divertirsi cantando canzoni delle proprie band preferite, che ascoltare un concerto tecnicamente perfetto ma che lascia il pubblico immobile e indifferente.
Questa è solo una piccola battaglia per The Real Mckenzies, ma che mostra al mondo intero quali sono i loro obiettivi, e i fans del rock non possono fare altro che apprezzare!
Nel luglio 2008, a distanza di tre anni da “108242;000 Shots”, è uscito l’ultimo album della band “Off the Leash” (Fat Wreck Chords), che non solo mostra come la band sia maturata sotto ogni punto di vista, ma che a dispetto delle altre punk folk band famose oggi, The Real McKenzies fanno musica con il cuore, per i fans prima che per loro stessi.
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Scritto Sabato 5 Luglio 2008 da Gabriele Squillace

MAD CADDIES
Le loro influenze spaziano dal rock al reggae, passando dallo swing al rockabilly fino ad arrivare al jazz, definirli ska-core è riduttivo: i Mad Caddies sono semplicemente una delle più sorprendenti realtà musicali degli ultimi anni!
www.madcaddies.com www.myspace.com/mad_caddies
5 luglio @ Rock Planet – Pianarella di Cervia
6 luglio 2008 @ Eastpack Etnika Rock Festival – Ceccano
Provenienti dalla costa centrale della California, i Mad Caddies nascono nell’estate del 1995, stanchi della solita vita: sole, spiaggia e surf questi liceali decidono di focalizzarsi sulla musica. Nel 1996, dopo un solo anno di vita, firmano per la Honest Don’s Records, con cui rilasciano l’album di debutto “Quality Soft Core”, il loro talento colpisce immancabilmente Fat Mike che non perde tempo ad ingaggiarli nella Fat Wreck Chords.
Grazie alla nuova etichetta la band sforna quattro album, tra cui “Duck and Cover”, lo straordinario “Just One More” e l’ultimo “Keep It Going”, tutti album di ottima qualità, che mostrano la costante crescita artistica della band. Partiti da forti influenze skate-punk tipicamente californiane, la band ha costantemente ampliato i propri orizzonti, creando questa esplosiva miscela di influenze che è diventata il loro marchio di fabbrica.
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Tag:Concerti, concerto, concerto mad caddies, concerto punk, concerto ska, cover, fat wreck, festival, Live, mad caddies, musica, pinarella, Punk, reggae, Rock, Ska, skacore, STP
Scritto Venerdì 22 Febbraio 2008 da Nano Publishing
Nel 1992 cinque ragazzi californiani decidono di formare una band, suonare punk rock e divertirsi producendo musica. Cose che fanno molti ragazzi, in ogni paese del mondo, per sfuggire alla monotonia della vita, ma per questi ragazzi la vita riserva qualcosa di meglio che suonare in uno scantinato o nel garage di famiglia. Dopo appena due anni gli Strung Out diventano una delle prime band a firmare per la neonata Fat Wreck Chords di Fat Mike dei NOFX, e nello stesso anno registrano il loro primo album “Another Day in Paradise” (1992, Fat Wreck) che fa guadagnare al gruppo la reputazione di band più veloce del panorama punk rock, talmente abili che vengono addirittura accusati di registrare i pezzi in modo più lento, e di velocizzarli poi in post produzione (cosa subito smentita dagli innumerevoli concerti che hanno seguito l’uscita del disco). L’album seguente “Twisted By Design” mostra una chiara crescita musicale e personale della band, creando un album ancora chiaramente punk, ma che ricerca suoni più duri e oscuri. Forse è questo il motivo che porta il bassista Cherry a lasciare la band, venendo sostituito da Chris Aiken. La nuova formazione cambia drasticamente stile: più oscuri e più hardcore come nel primo EP della nuova formazione “The Elements of Sonic Defiance”, che mostra chiaramente la direzione che ha scelto la band. Nel 2002 esce l’album seguente “An American Paradox”, un album potente, veloce, estremamente complesso e maturo, un successo che porta la band nell’Olimpo dell’hardcore.
Con “Exile in Oblivion”, album dedicato all’ex-compagno Cherry morto nel 2002, gli Strung Out mostrano una crescita ancora maggiore, non sono più dei ragazzi che vogliono divertirsi, ma che hanno fatto dell’hardcore una scelta di vita.
Nel 2007 esce l’ultimo album, “ Blackhawks Over Los Angeles”, in cui del punk da cui sono partiti non rimane traccia, e le chitarre hanno chiare attitudini metal. L’attività degli Strung Out non si limita alla registrazione di ottimi album: i loro live sono forse la cosa che meglio caratterizza la band. Un concerto degli Strung Out è qualcosa di epico, travolgente, che non si dimentica in fretta: forse non è un gruppo che vende milioni di album, ma un concerto degli Strung Out è quasi sempre sold out!
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Tag:Concerti, concerto, fat wreck, metal, musica, nofx, piacenza, pinarella, Punk, Rock, strung out
Scritto Lunedì 21 Gennaio 2008 da Nano Publishing
NO USE FOR A NAME, quartetto punk rock di San Josè, California, sono una delle band leader della musica underground fin da quando Tony Sly e Rory Koff fondarono il gruppo nel 1987.
I primi due album, Incognito e Don’t Miss the Train, permettono alla band di avere subito un grande seguito. Con la loro prima uscita per la FAT WRECK di Fat Mike, The Daily Grind, l’accoglienza del pubblico fu tale che la band tornò subito in studio per registrare il loro full-album, Leche Con Carne.
E fu cosa buona e giusta, perché Leche Con Carne ebbe un successo enorme e ottenne un mucchio di recensioni positive dalla stampa e apprezzamenti dai fans di tutto il mondo.
Dopo l’uscita di Leche Con Carne, Chris Shiflett si unì al gruppo, donando un sound più aggressivo ai NO USE FOR A NAME con le sue potenti schitarrate e la sua grande presenza sul palco. Poco dopo Matt Riddle, precedentemente dei Face to Face, prese il ruolo di bassista e allargò ancor di più gli orizzonti musicali della band. Il talento della nuova, potente line-up si mise in mostra nella loro terza uscita per la FAT WRECK, Making Friends. Questo album mostrò l’abilità del quartetto di lavorare insieme per produrre canzoni punk rock molto orecchiabili, con dei testi che riuscirebbero a far pensare e riflettere anche il più ritardato dei punk.
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