THE LONGEST SERVING PUNK BAND WITH ORIGINAL LINE UP”, BASTEREBBE DIRE SOLO QUESTO PER CAPIRE CHE THE ADICTS SONO UNA BAND DA NON PERDERSI ASSOLUTAMENTE, DELLE VERE E PROPRIE LEGGENDE VIVENTI!
UNICA DATA ITALIANA
28 SETTEMBRE @ FORTE PRENESTINO, ROMA
Al giorno d’oggi il punk va di moda, lo sanno tutti: è fin troppo facile vedere gruppi di ragazzini che si divertono con la loro band, suonando un pop punk mieloso, vestiti in modo trasandato fashion, che fa tanto ragazzo ribelle, ma che fa fare un figurone anche in discoteca.
Ecco, il punk vero è un’altra cosa, ed proprio per ricordarci questo che ci sono ancora in giro bands come The Adicts, che da oltre vent’anni portano in giro la loro musica, il loro credo, che oggi è diventato punk 77. The Adicts nascono nel Suffolk, Inghilterra, a metà degli anni ’70. La prima differenza che si nota tra loro e le altre band punk inglesi è l’abbigliamento: un chiaro riferimento al film scandalo di Kubrick “Arancia Meccanica”. Una scelta azzeccata, visto che ancora oggi tanti loro fans si presentano ai loro concerti truccati e vestidi da drudi o Alex.
Ma le differenze non si fermnano all’apparenza, la loro musica è incredibilmente originale e avanzata per essere definiti solo un gruppo punk: melodie coinvolgenti, che una volta in mente non se ne vanno più, liriche divertenti e, spesso e volentieri, tanti strumenti diversi che s’intrecciano con le solite chitarra-basso-batteria. Infatti vent’anni prima di Dropkick Murphy’s, Gogol Bordello & Co. The Adicts usavano già violini, borghi, e altri strumenti ancora all’interno dei loro live.
Attualmente The Adicts hanno all’attivo sette album in studio, di cui l’ultimo “Rollercoaster” (SOS REcords) uscito nel 2005, oltre a tre dischi Live, svariate apparizioni in compilations e alcuni singoli.
Nel 2008 la band festeggerà i 25 anni di attività con una ristampa della People Like You Records, che ripubblicherà quest’estate il celebre “Songs of Prise” il primo, acclamatissimo, album dei The Adicts.
I festeggiamenti continueranno poi con un tour europeo, e indubbiamente non poteva mancare una data italiana!
Ad un certo punto del concerto Eugene Hutz, durante uno stacco reggae di una sua canzone canta “I wanna walk this earth like it is mine!”…non so il resto della terra, ma senza dubbio questa sera Milano è sua. Sua e della sua creatura, i Gogol Bordello…un mostro a nove teste che si agita, balla, urla, si contorce e fa ballare le più di 5.000 persone che ha davanti dalla sua comparsa sul palco dell’Idroscalo di Milano alla sua uscita di scena un’ora e mezza dopo.
E’ un mostro da cui non riesci a staccare gli occhi: il carisma folle e adorabile di Eugene Hutz, la faccia da nonnino rassicurante del violinista Sergei Riabtsev, stasera privo della sua tipica canottiera degli Slayer, ma con un gilet di pelle da vero metallaro ottantenne, le comparsate fulminanti delle due coriste-ballerine-percussioniste Pamela Jintana Racine e Elisabeth Sun assicurano uno spettacolo assolutamente degno di nota per gli occhi oltre che per le orecchie. Non so se c’è ancora gente che non conosce il fenomeno musicale dei Gogol Bordello, ma per quello c’è Wikipedia…io mi limiterò a dire che personlamente li considero una sorta di Mano Negra per gli anni 2000, e Eugene Hutz il nuovo Manu Chao (con la differenza che Manu non ha mai recitato al cinema): il quantitativo di energia cinetica riversato sul pubblico dal palco è lo stesso per le due bands e il tasso di genialità dei due leader è assolutamente pari.
Il concerto di Milano è stato quasi identico a quello proposto alla Masseria Torcino a Cannole (Lecce) 8 giorni prima, e a cui ho avuto la fortuna di assistere, e se vogliamo essere sinceri possiamo anche dire che è stato quasi uguale a quello già proposto all’Alcatraz di Milano neanche un anno fa…ma è giusto così…è sempre il tour di “Super Taranta” ed è giusto che la band sfrutti il suo momento d’oro girando il più possibile, dato anche il fatto che oggi c’è almeno il doppio delle persone che c’erano all’Alcatraz, trasformando questo semplice concerto in un vero e proprio evento, e un ottimo modo per chiudere la stagione concertistica estiva di Milano, quest’anno orfana del Rock in Idro.
Le luci sul palco sono calate in ritardo sulla tabella di marcia, proprio quando l’attesa stava diventando fastidiosa (quasi mezzora) Eugene e soci salgono sul palco, parte “Ultimate“, seguita a ruota da “Sally” e “It’s not a crime” (la mia preferita) e per un’ora e mezza sarà un’apoteosi di ballo, urla e sane mazzate sotto il palco. La routine ormai la conoscono più o meno tutti: Eugene è un indemoniato attaccato alla bottiglia di vino, Sergei suona il suo violino come se stesse suonando metal, il fisarmonicista Yuri si aggira per il palco col sorriso stampato sulle labbra, e ogni tanto Pamela ed Elisabeth escono sul palco ad aggiungere follia (come se non ce ne fosse già abbastanza), il tutto mentre sotto di loro si scatena il pandemonio. “Gypsy punk” viene letteralmente saccheggiato, d’altronde è l’album che li ha lanciati, la maggior parte delle loro hit viene da lì, ma anche il (non più) nuovo “Super Taranta” non scherza: 60 Revolutions, Wonderlust King, Santa Marinella, American Wedding, i titoli ormai li sapete tutti, fino al finale lunghissimo con “Baro Foro“, misurata col cronometro: 22 minuti di canzone, con al suo interno richiami a “Indestructible”, “Sally” e altre. C’è anche il tempo per una cover finale di “Malavida“…dei Mano Negra ovviamente.
Personalmente non riesco più a contare quante volte ho visto la band, eppure ogni volta è come se fosse la prima…se ancora non conoscete i Gogol Bordello vi consiglio di mettere fine a questa imperdonabile lacuna, magari cominciando dal guardarvi questo estratto dal concerto di Milano dell’estate 2007:
I Gogol Bordello, bizzarra band dallo strano nome (Gogol Bordello si riferisce allo scrittore ucraino Nikolai Gogol ed al bordello connesso alle sue scritture volgari ed a sfondo erotico) si formano nel lontano 1993 a New York, ma più della metà dei componenti provengono dall’Europa dell’Est. I Gogol Bordello nella loro musica esuberante mescolano reggae, punk, hip-hop e musica popolare ucraina.Il loro suono è molto energetico e veloce, e le performance dal vivo sono rese spettacolari dalle coreografie, dalle due percussioniste, da visoni circensi e soprattutto dall’estro del cantante Eugene Hutz.
Dopo il grande successo del SuperTaranta Italian Tour, la travolgente band capitanata da Eugene Hutz torna in Italia, il 28 agosto, per un concerto all’Idroscalo di Milano.
GOGOL BORDELLO
+ special guests
28 agosto
Milano
Idroscalo
Ingresso: 10 € + d.p.
Prevendite aperte su www.ticketone.it
I Gogol Bordello, bizzarra band dallo strano nome (Gogol Bordello si riferisce allo scrittore ucraino Nikolai Gogol ed al bordello connesso alle sue scritture volgari ed a sfondo erotico) si formano nel lontano 1993 a New York, ma più della metà dei componenti provengono dall’Europa dell’Est. I Gogol Bordello nella loro musica esuberante mescolano reggae, punk, hip-hop e musica popolare ucraina.Il loro suono è molto energetico e veloce, e le performance dal vivo sono rese spettacolari dalle coreografie, dalle due percussioniste, da visoni circensi e soprattutto dall’estro del cantante Eugene Hutz.
Dopo aver pubblicato il nuovo disco (Super Taranta), accolto con entusiasmo da stampa e pubblico, i Gogol Bordello hanno conquistato le pagine delle le riviste “lifestyle” e di moda di tutto il mondo, grazie alla connection con Madonna, che ha voluto Eugene per il suo film “Filth And Wisdom”.
Ora li attendiamo per questo nuovo appuntamento italiano,all’Idroscalo di Milano, previsto per giovedì 28 agosto.