Scritto Sabato 28 Febbraio 2009 da Gabriele Squillace
Eccovi la programmazione di Marzo dell’ottimo Km33, piccolo locale che si sta facendo un buon seguito in provincia di Milano. Si trova a Trezzo sull’Adda ed è in Via Mazzini, esattamente di fianco al più noto Live Club.
Venerdì 6 marzo
Ore 22.00
Ingresso gratis
GUELDER ROSE
www.myspace.com/guelderose TOOL SILENCE
www.myspace.com/toolsilence COEFFICIENZA D¹ATTRITO
www.myspace.com/coefficienzadattrito
DJ-set TRAUMA DJ
Un nuovo appuntamento a cura di DATABAND Brianza. Questa sera, sul palco del
KM33, si esibiscono 3 gruppi METAL da adrenalina pura!!!
Segue DJ set METAL-HARD ROCK
Scritto Mercoledì 11 Febbraio 2009 da Gabriele Squillace
DOMENICA 15 MARZO @ PALASHARP – MILANO FALL OUT BOY
EUROPEAN TOUR 2009 | UNICA DATA ITALIANA
IN APERTURA: THE SOUNDS
Dal teen-emo-punk-pop per le feste del liceo a qualcosa di molto, molto più interessante: i Fall Out Boy sono la band americana del momento: dal nulla al top, sempre a far parlare di sè per dischi e concerti ma anche al centro dei gossip per la loro inclinazione verso le belle donne, l’arte, la moda e la sperimentazione.
Originari di Wilmette, sobborghi di Chicago, all’inizio del 2000 nasce l’embrione del gruppo. L’idea è di Pete Wentz (che allora aveva qualche tatuaggio in meno: con la fama è arrivato a quota 37) che unisce le forze con l’amico chitarrista Joe Trohman. A loro si aggiunge Patrick Strump, cantante carismatico con una voce potente. L’ultimo tassello arriva con l’entrata del batterista Andy Hurley.
Il nome della band nasce durante un concerto, è un urlo, “Fall Out Boy”: nel cartoon dei Simpson, in lingua originale, viene così soprannominato il supereroe che in Italia è conosciuto come ‘ragazzo ionico’.
Dopo qualche collaborazione arriva il primo minialbum, nel 2003, “Fall Out Boy’s Evening Out With Your Girl”. I Fall Out Boy suonano subito da spalla in un tour amercano dei Less Than Jake il cui batterista è proprietario di una label indie che li firma; poco dopo vengono scritturati da una major, la Island Records, e inizia l’ascesa discografica e artistica. Nel maggio 2003 esce “Take This To Your Grave“: pop-punk da manuale ispirato all’emo, melodico e trascinante, con il tocco in più garantito da brillanti testi infarciti di humour sarcastico.
Nell’aprile 2004 “Take This To Your Grave” viene pubblicato anche in Italia, dopo un lungo tour americano (con Blink 182 e altri) i FOB si fermano, ignorando le pressioni del mainstream e si concentrano sulla creazione di un disco assolutamente innovativo, cercando di scollarsi di dosso l’etichetta di emo-punk-pop.
“From Under The Cork Tree” è un ottimo disco che convince tutti, e i Fall Out Boy si prendono una nomination come Best New Artist ai Grammy del 2006. A febbraio 2007 arriva il nuovo album “Infinity On High”, che raggiunge la prima posizione di Billboard e vende 260mila copie nel solo primo weekend. .
Per tutto il 2007 la band è impegnata in un massiccio tour mondiale, uno di questi concerti viene immortalato dalle telecamere e diventa un disco live dal titolo “”****:Live In Phoenix” dove compare anche una cover di “Beat It” di Michael Jackson.
A settembre del 2008 viene pubblicato il primo singolo “I Don’t Care” che debutta al 21esimo posto nella classifica di Billboard. Il singolo anticipa l’uscita di “Folie A’ Deux” (“Pazzia condivisa in due”), un disco folle, diverso dagli altri e lanciato verso la conquista degli ascoltatori più lontani, un album ricco di ospiti incredibili: con produzioni firmate dal mago Pharrel Williams, (già Neptunes o N.E.R.D. e The Clipse) e da un altro “hip hopper” (candidato a 8 Grammy awards) come Lil Wayne (non è una novità, anche Kanye West, grande amico ed estimatore dei FOB, li ha remixati nel 2007). Ma non è finita qui: nel disco, anche una miscela di altre voci come nella canzone “What a catch, Donnie”, nella quale figurano Gabe Saporta (Cobra Starship), Travis McCoy (Gym Class Heroes), Brendon Urie (membro dei “rivali” Panic at the Disco), Alex DeLeon (The Cab) e, non ultimo, addirittura Elvis Costello!
“Folie A’ Deux” è insomma un disco incredibile. Il loro ultimo singolo e video “America’s Suitethearts” è stato appena lanciato anche sulle radio italiane.
I Fall Out Boy, oggi, sono una realtà affermata anche nello show businnes: il fondatore Pete Wentz fa coppia fissa con la starlette Ashlee Simpson; insieme da tempo, i due hanno appena avuto un bambino (il nome è tutto un programma…Bronx Mowgli), e insieme avranno una parte in una puntata del telefilm culto C.S.I. Lo scorso 25 Gennaio è andata in onda una loro versione della sigla di chiusura dei ‘Simpson’. La notizia più recente: i FOB sono stati gli ospiti principali del SuperBowl Bash, il grande evento che si tiene nel week-end della finale del torneo NFL americano.
Per Fall Out Boy si tratta della prima e unica data italiana, a Milano, la città che i fashion victims di tutto il mondo ci invidiano…magari anche questo folle quartetto rimarrà folgorato dal triangolo della moda, sicuramente i tantissimi fans italiani rimarranno estasiati dalla musica, unica, di Pete e soci.
DOMENICA 19 LUGLIO 2009 – ROMA, STADIO OLIMPICO
MARTEDI’ 21 LUGLIO 2009 – TORINO, STADIO OLIMPICO
GIOVEDI’ 23 LUGLIO – UDINE, STADIO FRIULI
L’estate dei grandi concerti si arricchisce del nome da sempre più atteso nel nostro Paese: Bruce Springsteen & The E Street Band confermano ben tre appuntamenti in Italia, il 19 luglio allo Stadio Olimpico di Roma (per la prima volta nella carriera di Bruce), il 21 all’Olimpico di Torino (l’ex Stadio Comunale) e il 23 allo Stadio Friuli di Udine.
Non si è ancora spenta l’eco dell’indimenticabile bagno di folla nel 2008 a Sansiro e per settimane si sono susseguite voci su un nuovo live di Bruce Springsteenin Italia nell’estate 2009. Ora giunge la conferma definitiva del tour italiano di Bruce Springsteen and the E Street Band, nuovamente organizzato dalla Barley Arts di Claudio Trotta e parte di un tour europeo di 23 date, che comincerà il 30 Maggio a Landgraaf in Olanda e si concluderà il 31 Luglio a Benidorm in Spagna.
A riprova dell’alchimia ineguagliabile che contraddistingue questi formidabili musicisti non solo sul palco ma anche in studio, il prossimo 23 gennaio esce “Working On A Dream” (su etichetta Columbia/Sony Music), il nuovo album di Bruce Springsteen, registrato ancora con la E Street Band durante le pause del tour 2008 e contenente 12 nuovi brani più due bonus track.
“Spero – aggiunge il Boss – che Working on a Dream sia riuscito ad afferrare l’energia espressa dalla band reduce da alcuni fra i più eccitanti show che abbiamo mai fatto . Tutte le canzoni sono state scritte in pochissimo tempo, abbiamo utilizzato quasi tutte prime registrazioni e ci siamo davvero divertiti a fare questo disco dall’inizio fino alla fine”.
Scritto Martedì 3 Febbraio 2009 da Gabriele Squillace
UK SUBS
3 febbraio | Musicdrome | Milano
4 febbraio | Circolo Onirica | Parma
5 febbraio | Blackout | Roma
6 febbraio | La Gabbia | S. Giorgio in Bosco PD
Torna la leggendaria punk band inglese, pronta a travolgere con la propria carica incendiaria e con le sue graffianti liriche. Gli Uk Subs possono essere considerati oggi una vera e propria leggenda vivente. Arrivano direttamente dalla Londra del ’77 ed è da 30 anni che urlano la loro rabbia sui palchi di tutto il mondo. Il nucleo originario della band si forma nel ‘76, con il nome di United Kingdom Subversive. Ispirati da Damned e Ramones iniziano ad esibirsi in tutti i “buchi” punk di Londra e sorprendendo tutti diventano una delle più affermate punk band di tutti i tempi. Nel ‘78 la band registra alcuni singoli storici come “C.I.D”. e “Stranglehold”, che diventeranno alcuni dei loro inni. Sopravvissuti sia al nichilismo autodistruttivo che all’appiattimento della moda discografica, gli Uk Subs sono come un macigno: negli ultimi 20 anni hanno continuato a sfornare dischi e ad andare instancabilmente in tour. Possono essere considerati gli ultimi tra gli originari gruppi punk che hanno saputo tenersi saldi al motto del “do-it-yourself”, e ancora oggi ne mantengono intatto lo spirito. A dimostrazione della loro vitalità, il 2006 ha visto l’uscita di due importanti lavori per la band: “Original Punk Original Hits”, la più completa raccolta delle loro canzoni, e “666 Yeah”, un nuovo capitolo discografico. Nonostante gli anni, il loro suono è ancora abrasivo, i testi non hanno perso la rabbia e la loro carica sovversiva e i loro show sono ancora infuocati. L’instancabile Charlie Harper, affiancato dai membri dell’originale formazione Nicky Garratt (chitarra) e Alvin Gibbs (basso), e dal giovane batterista Jamie Oliver, tornerà di nuovo a Pescara dopo 14 anni. Assistere nel 2008 ad un loro concerto significa, per i più grandi, rivivere genuinamente l’entusiasmo rivoluzionario di quegli anni, e, per i più giovani, apprendere il vero senso dell’etica e dell’estetica punk, priva degli orpelli modalioli e delle finzioni precostruite in stile Mtv.
Scritto Domenica 4 Gennaio 2009 da Gabriele Squillace
“E poi da dietro le quinte, arriva il martellante suono di una batteria… che lancia la folla in un violentissimo pogo, che rovescia tavoli e pinte di birra. Un putiferio, l’inferno. E così nacque la leggenda dei The Damned.”
www.officialdamned.com
11 febbraio 2009 @ Init, Roma
12 febbraio 2009 @ Magnolia, Milano
13 febbraio 2009 @ Estragon, Bologna
14 febbraio 2009 @ Extracinemusic, Recanati
Siamo negli anni ’70, l’Inghilterra è invasa da una nuova corrente musicale che vede giovani autodistruttivi devastare palchi e strumenti, senza rispetto, per niente e nessuno. Il punk. In quegli anni le band spuntano come funghi: bastano un paio di strumenti e voglia di fare casino, tecnica e melodia sono spesso inutili, e i risultati sono illimitati: band che entrano nella storia come i Clash e gruppi che soccombono senza aver mai scritto una canzone. In mezzo a questo chaos – è proprio il caso di dirlo – nasce una band fuori da ogni parametro, in grado di evolversi nel tempo e rimanere ancora oggi una delle migliori realtà rimaste del punk 77, The Damned.
Il cuore della band è formato dal primo batterista Rat Scabies e da Captain Sensibile (prima basso e poi chitarra). Quando i due incontrano Dave Vanian la macchina The Damned è pronta ad azionarsi: fin dalle loro prime performance si vede che questa band ha una marcia in più. Il primo concerto si tiene allo storico 100 Club, in apertura dei Sex Pistols, e in poco tempo la band diventa una tra le più richieste della scena punk londinese. Concerti scenici, degni di performance teatrali, un sound che mischia il punk al goth rock, e una perfezione stilistica assolutamente estranea al classico punk di quegli anni. Tutto questo fa guadagnare a The Damned il primo singolo della storia del punk col pezzo “New Rose”, prodotto da Nick Lowe per la Stiff Records. A questo segue il primo album “Damned Damned Damned” e “Music for Pleasure” entrambi nel 1977. Questi album vengono stroncati dalla critica, che li definisce semplicemente mediocri, e in seguito a vari cambi di formazione The Damned decidono di sciogliersi.
Scritto Giovedì 2 Ottobre 2008 da Gabriele Squillace
HIP HOP TV PARTY
IL PRIMO CANALE DEDICATO ALLA MUSICA URBAN IN ONDA SOLO SU SKY CANALE 720
VENERDI’ 3 OTTOBRE @ DE SADE – MILANO
Five Stars è il fiore all’occhiello dell’hip hop italiano, un gruppo di operatori del settore che nel tempo si sono affermati grazie ad organizione di eventi, one night e collaborazioni con etichette, artisti e operatori media. Five Stars ospita questo venerdì la festa del primo canale televisivo interamente dedicato alla musica black: HIP HOP TV.
Sul palco, per l’occasione, una kermesse di artisti di proporzioni gargantuesche.
Circa venti realtà più o meno famose del panorama hip hop italiano: dai Club Dogo a Piotta, da Esa e Tormento a Marracash. Oltre naturalmente a molti ospiti e soprattutto ai dj resident di Five Stars Max Brigante ed Herca e al vocalist/animatore della serata Mc Rido.
Five Stars collabora pienamente alla nascita di Hip Hop TV, attraverso la figura di Max Brigante che ne è direttore artistico.
Lui stesso afferma che “La penetrazione della cultura hip hop nella società contemporanea non ha eguali” continua Brigante “Musica, moda, città, linguaggio, tutto sembra muoversi a ritmo di hip hop. Le principali star della musica contemporanea appartengono alla scena urban, da Justin Timberlake a Mariah Carey, passando per Rihanna e Snoop Dogg, solo per citarne alcuni. Vivo la nascita di Hip Hop TV come una naturale conseguenza di questa evoluzione culturale e musicale. Hip Hop TV piacerà a tutti: sarà una TV capace di soddisfare i cultori del genere e di conquistare anche i molti che – proprio grazie a Hip Hop TV – scopriranno di amare la musica black”. Proprio Hip Hop TV è da subito diventato media partner delle serate Five Stars insieme a radio 105
Five Stars è il marchio di riferimento della scena Hip-Hop milanese da oltre 6 anni. Uno straordinario concept di residenza hip hop che offre al pubblico intrattenimento dal Djset accompagnato da Mcs di fama nazionale, al corpo di ballo professionista, a veri e propri concerti dal vivo coi principali protagonisti della scena hip hop italiana.
Dal palco di Five Stars sono passati tutti gli esponenti del genere nel corso degli anni. Numerose anche le sedi che hanno ospitato Five Stars: Rolling Stone, Hollywood, Amnesia solo per citarne alcuni.
Apertura ore 23.00 Ingrersso 20€, con riduzione 15€
Scritto Sabato 27 Settembre 2008 da Gabriele Squillace
THE LONGEST SERVING PUNK BAND WITH ORIGINAL LINE UP”, BASTEREBBE DIRE SOLO QUESTO PER CAPIRE CHE THE ADICTS SONO UNA BAND DA NON PERDERSI ASSOLUTAMENTE, DELLE VERE E PROPRIE LEGGENDE VIVENTI!
UNICA DATA ITALIANA
28 SETTEMBRE @ FORTE PRENESTINO, ROMA
Al giorno d’oggi il punk va di moda, lo sanno tutti: è fin troppo facile vedere gruppi di ragazzini che si divertono con la loro band, suonando un pop punk mieloso, vestiti in modo trasandato fashion, che fa tanto ragazzo ribelle, ma che fa fare un figurone anche in discoteca.
Ecco, il punk vero è un’altra cosa, ed proprio per ricordarci questo che ci sono ancora in giro bands come The Adicts, che da oltre vent’anni portano in giro la loro musica, il loro credo, che oggi è diventato punk 77. The Adicts nascono nel Suffolk, Inghilterra, a metà degli anni ’70. La prima differenza che si nota tra loro e le altre band punk inglesi è l’abbigliamento: un chiaro riferimento al film scandalo di Kubrick “Arancia Meccanica”. Una scelta azzeccata, visto che ancora oggi tanti loro fans si presentano ai loro concerti truccati e vestidi da drudi o Alex.
Ma le differenze non si fermnano all’apparenza, la loro musica è incredibilmente originale e avanzata per essere definiti solo un gruppo punk: melodie coinvolgenti, che una volta in mente non se ne vanno più, liriche divertenti e, spesso e volentieri, tanti strumenti diversi che s’intrecciano con le solite chitarra-basso-batteria. Infatti vent’anni prima di Dropkick Murphy’s, Gogol Bordello & Co. The Adicts usavano già violini, borghi, e altri strumenti ancora all’interno dei loro live.
Attualmente The Adicts hanno all’attivo sette album in studio, di cui l’ultimo “Rollercoaster” (SOS REcords) uscito nel 2005, oltre a tre dischi Live, svariate apparizioni in compilations e alcuni singoli.
Nel 2008 la band festeggerà i 25 anni di attività con una ristampa della People Like You Records, che ripubblicherà quest’estate il celebre “Songs of Prise” il primo, acclamatissimo, album dei The Adicts.
I festeggiamenti continueranno poi con un tour europeo, e indubbiamente non poteva mancare una data italiana!
Scritto Mercoledì 3 Settembre 2008 da Gabriele Squillace
Qualche giorno fa vi abbiamo chiesto di mandarci le vostre testimonianze dallo Sziget Festival, per far capire a chi non lo conosce che razza di posto fosse…bene, c’è arrivata qualche mail, vi propongo la più completa, quella che descrive meglio il tutto.
Andrea ci scrive:
Ogni volta che sentivo parlare qualcuno che fosse tornato dallo Sziget Festivalle reazioni erano praticamente sempre le stesse: stupore, estasiamento e coscienza di essere andati nel luogo che più di ogni altro si avvicina al paradiso terrestre.
Beh, quest’anno sono anche io tornato dall’Ungheria e devo dire che le persone con cui ne avevo discusso non si sbagliavano. Lo esplicito subito, per me questo è il posto più grandioso che abbia mai visto. Punto.
Ho una sola grande paura scrivendone ed è quella di non riuscire a fare capire quanto sia fantastico questo luogo, di non ricordarmi qualcosa, di lasciare perdere particolari che potrebbero fare meglio comprendere perchè già fin da ora (con neanche un nome confermato) è mia ferma convinzione volerci ritornare l’anno prossimo.
Iniziamo dal posto. Il termine Sziget in ungherese significa isola. Perchè, direte voi, questo si chiama “L’isola festival”? Ma perchè è su un’isola! Un’isola enorme dentro il Danubio, a pochi km dalla cittadina di Budapest, pur standone nei suoi confini territoriali. Bene, immaginate un isola che al suo interno, anche se non esplicitamente, contiene un gigantesco parco divertimenti per adulti che viene spacciato per festival musicale, ma in cui la musica, incredibilmente, è relegata ad essere una piccola parte dell’attrazione.
Provate ad immaginare un luogo dove sono presenti 20 tendoni/Open air stages (e nel caso dei tendoni posti grossi come il nostro Alcatraz) dove dal pomeriggio a notte inoltrata si esibiscono musicisti e gruppi di suonando generi tutti diversi uno dall’altro (il variegato mainstage, ma poi metal, jazz, blues, musica popolare, rock, indie, rock alternativo, trip hop, ambient, ecc ecc ecc).
Provate ad immaginare un luogo dove in aggiunta a questo potete trovare una discoteca all’aperto che pompa musica techno non stop 24h/24, un altro club con dj che attaccano dalle 5 del pomeriggio e un enorme tendone (il Mastercard Party Arena) dove dalle 22 gli amanti della musica elettronica possono essere intrattenuti dai migliori dj al mondo.
Provate ad immaginare un luogo dove oltre a tutto questo ci sono, e qui la stima è solo di quelli che ho visto io, ma saranno sicuramente di più, 60/70 di quelli che noi potremmo chiamare bar/discopub che di notte si trasformano in discoteche, ammassando al loro interno migliaia di persone. Costo di una birra da 0,75 cl? 1,60 euro. Una bottiglietta di Coca? 1,40 euro. Praticamente il sogno di qualunque frequentatore di festival italiani. Per non parlare del Cocktail Bar, che per 8 euro distribuiva secchielli pieni di cocktails.
Provate ad immaginare un luogo che, se non fosse abbastanza, vi offre km (e dico sul serio) di bancarelle da visitare dove potere comprare di tutto, un po’ come prendere un Baloon e moltiplicarne la grandezza per 3. Non sapete cos’è il Baloon? Beh sarete stati mai a un mercato? Bene, immaginatene uno enorme che si snoda in mezzo a tutto quello che vi ho descritto finora.
E non basta. Avete fame? Siete golosi? E’ il vostro posto, portatevi delle cinture con un sacco di buchi. Provate a immaginare una immensa distesa di quelli che noi chiamiamo “porcari”. Avete presente quei baracchini su ruote che fanno i panini fuori dallo stadio? Benissimo. Ora provate a pensare a un posto dove di questi (e non scherzo) se ne trova uno ogni diciamo 5/10 metri. Il cibo proposto. Semplicemente si può mangiare qualsiasi cosa si possa desiderare. Siete curiosi di andare alla scoperta della cucina ungherese? Siete nel posto giusto. Vi piace il cibo messicano? E’ il posto che fa per voi. Vi piace la cucina Cinese, Rumena, Americana, Araba, Latina, Vietnamita? Accomodatevi. Siete nostalgici del nostro paese e volete mangiare la pizza? Fa schifo, ma la potete mangiare. Morite dalla voglia di mangiare dei dolci? Girate e anche questa voglia vi passerà. Vi piacciono le pannocchie bollite da sgranocchiare? Ci sono. Vi piacciono quei panini che dopo che li avete mangiati il vostro stomaco vi chiede pietà? Lo sentirete urlare. Mezzo metro di sfilatino? C’è. Dolci fritti? Ci sono. Siete matti(come me) del Gulash? C’è. Interrompo qui la lista sapendo di potere andare all’infinito, ma solamente perchè molti nomi delle cose che ho assaggiato non me li ricordo per via dell’ungherese, e sapendo di scordare sicuramente qualcosa. Quello che non scorderò mai, tuttavia, sono i Langos, delle pizze fritte ripiene di prosciutto con sopra formaggio a pezzetti e una squisita crema acida, da panico.
E non è abbastanza. Perchè sull’isola è possibile visitare una fabbrica della birra, potete fare il bunjee jumping a prezzi bassissimi, è possibile spaccarsi il cervello giocando tutto il giorno negli stand della EA gameworld, si può andare al Giant Street Theatre ad assistere a qualche piece moderna, si può visitare il museo della casa del terrore, si può assistere alle olimpiadi in sdraio su un enorme maxischermo in diretta 24h/24, si possono praticare tutti i tipi di sport (calcio, rugby, ping pong, beach volley, volano, tennis, ecc) nel centro sportivo K&H, si può giocare a poker, black jack e alla roulette in due distinti punti dell’isola, si possono fare massaggi e tatuaggi, piercings e caricature, si può visitare lo spettacolare Luminarium (uno stupefacente spazio creato da architetti inglesi tutto da scoprire), si possono ammirare il sito etnografico e il quartiere dei musei con il teatro vietnamita, ci si può rilassare nei bus della Orangeways, ci si può divertire con calcetti balilla sparsi a centinaia in tutta l’isola, si può assistere alle trasmissioni radio della Pont fm 88.1 o della radiocafè 98.6 potendo anche partecipare in diretta, si può visitare lo Sherpa Adventure Castle, partecipare alle iniziative “civili”dello Sziget che comprendevano incontri con rabbini, workshops internazionali sul tema della pace, mostre di quadri, giochi di società, ecc. o rilassarsi nelle cosiddette restroom “Dove il leone va da solo”.
Scritto Mercoledì 3 Settembre 2008 da Gabriele Squillace
Amanti del Rock segnatevi questo nome: The Gaslight Anthem. Arrivano dal New Jersey, e per loro la stampa Rock internazionale si è prodotta in frasi come “best punk rock album made this year” (Kerrang, che ha dedicato loro anche la copertina del numero di Agosto ‘08) e “This is an exceptionally fine album, one of rare heart, soul and charm” (NME)…a loro si sono poi accodate riviste come Alternative Press e il New York Times, tutti uniti a celebrare questa nuova grandissima band che viene dalla terra di Bruce Springsteen e dei punkrockers BouncingSouls. Proprio questa è la sintesi perfetta del sound dei Gaslight Anthem: un po’ della malinconia punkrock dei Bouncing e una grossa parte del sound acustico di Springsteen, aggiungi una spruzzata di Joe Strummer, un pizzico di Pogues….et voilà.
L’album dovrebbe essere in uscita nel mese di settembre, sicuramente vi segnaleremo quando sarà disponibile nei negozi e nei vari online store, voi nel frattempo segnatevi il nome e iniziate a cercare in giro il loro primo singolo: “The ‘59 sound“, la title track di cui è appena uscito anche il video che vi regaliamo: