Oggi ascolto Trecentoventi, album di Emanuele Dabbono e Terrarossa uscito lo scorso mese… Lo ascolto al contrario. Dall’ultima traccia, poetica ghost track al brano “precedente”, Corpi, la strada è breve. E anche iniziando dal fondo, la sostanza non cambia: 320 è un lavoro che ha un senso e un valore, un album composto da 14 tracce ugualmente rock, pop, figlie della canzone d’autore.
Bilanciare questi elementi non è facile, ma Emanuele (e i Terrarossa) ci sono riusciti: 320 è un disco sia “commerciale” (nel senso buono del termine), che pieno di idee e musicalmente valido, non superfluo.
Troviamo brani che ci riportano a un rock genuino figlio d’altri tempi, come “La città verrà distrutta all’alba” dove basso, chitarre e un testo tagliente assumono la stessa importanza, e brani più semplici e moderni, come la prima traccia dell’album, “L’oro si aspetta” (che sto ascoltando ora; ricordate? Sono partito dal fondo).
Si apprezzano canzoni d’amore come “Universi paralleli” e “Tienimi sveglio”, che rivelano una sensibilità genuina contrapposta a tutti coloro che si occupano di “canzone d’amore a tutti i costi” (mi piace citare a riguardo le parole di Luigi Tenco: “Povero amore ti cercano sempre, parlan di te anche troppo sovente; io, per una volta, non dirò niente”).
Interrompere a questo punto l’analisi dei brani sarebbe ingiusto nei confronti delle altre tracce, nessuna di esse un riempitivo e tutte dotate di una propria voce. Come il brano “Corpi”, notevole funzione di contrasto tra un testo atroce nelle strofe contrapposto a una musica e a un ritornello solare e orecchiabile, da “battito di mani dal vivo”.
E non dimentichiamo quello che, a mio parere, è il brano migliore del disco, “Ho ucciso Caino”: profondo e cattivissimo (nel testo), raffinato nell’arrangiamento (chitarre e batteria in particolare). Qui Emanuele si immagina nei panni di un assassino, una sorta di giustiziere che ha dato la morte a un criminale, un “Caino” appunto. Ben lungi dall’essere la posizione dell’autore, rivela una capacità di mettersi in panni diversi dai propri non indifferente (“non venirmi a dire non c’era ragione, il mondo mi deve un favore”). Mentre il brano successivo (per chi ascolta il disco seguendo l’ordine “giusto” delle tracce), è una ballata pacifista dal titolo “Disertore”, caratterizzata da versi puri come “la mia divisa la lascio a uno più nudo di un fiore, a un uomo più solo di me”.
Non mancano canzoni d’attualità, come “Io rimango mio” (un titolo che è anche un buon consiglio), già uscito in precedenza come singolo, del quale vi rimando al video: http://www.youtube.com/watch?v=kV28dbxVPmk .
Ieri sare si sono esibiti sul palco del Motorockas i Vision Divine, che da qualche tempo hanno riacquisito Fabio Lione, ex cantente del gruppo e frontman dei Rhapsody. Il concerto nn ha deluso le aspettative dei fan che sono accorsi a supportare la band. Il gruppo si e’ esibito nn solo in alcuni dei suoi pezzi classici ed alcune cover, ma anche in alcune della canzoni piu’ rappresentative del loro ultimo album, 9 Degrees West Of The Moon. Molte sono state le richieste di pezzi avanzate del pubblico ed i Vision divine nn hanno deluso. In particolare sono stati i pezzi del loro ultimo album ad essere i piu’ voluti. Alla fine del concerto I membri della band hanno dispensato autografi, hanno posato per delle fotografie ed hanno risposto a tutte le domande poste loro dai fan. Fabio Lione ha risposto ad alcune domande che gli sono state poste a proposito dei prossimi progetti dei Vision Divine. Ha parlato delle prossime date europee della band e di un possibile tour in Sud America che malgrado alcuni intoppi si sta’ delineando sempre di piu’. La band partecipera ad almeno 3 eventi in Repubblica Ceca, uno in Svizzera, uno a Milano e 3 in Spagna, ma potrebbero aumentare. La richiesta di concerti in Europa per i Vision Divine nn era mai stata cosi’ grande, e di questo il gruppo si e’ dimostrato soddisfatto. Non appena questo periodo sara’ terminato e sara’ definito con sicurezza quando iniziera’ il tour sud americano, ma si parla del prossimo anno, il gruppo si potra’ mettere a lavorare su alcune idee che sono ancora da sviluppare.
Andrea “Rock” Toselli è uno che di Rock’n'roll ne sa, e questo cd lo dimostra. Per arrivare qui però il buon Andrea ha passato un po’ di fasi: c’è stata quella emo coi Rosko’s, in cui ha mosso i suoi primi passi, poi la prima incarnazione degli Andead in cui suonavano un po’ alla Wednesday13, con trucco pesante, e Suicide Girls al seguito, e un’immagine vagamente rockabilly, e ora, dopo un bel po’ di gavetta, e con l’esperienza che gli è venuta lavorando a Virgin radio, 105, e Rock Tv pubblica questo suo primo album “ufficiale”. Prodotto da Rude Records, e con una backing band degna e capace, Andrea “Rock” ci dimostra che tutto quello che ha fatto gli è servito per giungere qui.
E “qui” è un album veramente ottimo, con una buona produzione, un libretto curato e soprattutto un songwriting spaziale.
Nel sound degli Andead si mischiano Social Distortion, Backyard Babies, The Bones, con un tocco di MadBall e di Agnostic Front; quello che più conta però è che i pezzi sono quasi tutti molto godibili, con un paio di potenziali Hit (“Razorblade blues,”Flowers on my grave” e “Buried alive“) e giusto uno o due “filler”. Ci sono anche un paio di ottime ballads, dalle sonorità country e una cover dei Ramones con ospite Ringo di Virgin Radio (trattasi di “Bonzo goes to Bitburg”). Ecco se devo proprio trovare un punto un po’ più debole è il cantato di Andre sui pezzi più tendenti all’hardcore, avendo una voce molto melodica ma poco potente, il risultato risulta un po’ forzato…ma niente di grave, e di non migliorabile col tempo.
Ovviamente mi aspetto di vedere gli Andead ottenere dei buoni risultati all’estero, non certo dalle nostre parti…staremo a vedere, nel frattempo auguri ad Andrea e ai suoi soci. E voi correte a recuperarvi questo cd.
Vi ricordate i Prozac+? Quelli di “Acido/Acida”, “Pastiglie“, che a metà anni ’90 sbancarono le classifiche con le loro hit pop-punk in italiano creando veri e propri tormentoni? Bene, ad un certo punto sono spariti dopo qualche disco uscito un po’ in sordina…ora da una loro costola nascono questi “Sick Tamburo” che altri non sono se non Gian Maria Accusani e Elisabetta Imelio (rispettivamente leader e bassista dei Prozac+).
Questo nuovo progetto dei due si può catalogare come un mix di rock ed elettronica, potente e dal cantato ipnotico e minimalista.
Molti di voi avranno già avuto modo di vedere dal vivo il gruppo, e si saranno fatti un’idea…personalmente non amo il modo di cantare di Elisabetta Imelio (in arte “Boom Girl”), declamatorio, privo di melodia, che potrebbe ricordare i CCCP…lo trovo il limite maggiore della musica dei Sick Tamburo. La parte musicale invece è decisamente buona: i riff di chitarra sono belli potenti e aggressivi, la base ritmica con quel tocco di elettronica è molto coinvolgente, peccato per il cantato…ma sicuramente ci sarà gente hce apprezzerà.
Vi lascio con un loro video:
Riprendiamo la buona e vecchia abitudine di recensire gruppi che spesso non hanno modo di far sentire la propria voce, e a cui una recensione positiva può sempre tornare utile.
Oggi è il turno dei Foggy Lane, da Novara. Il loro Rock misto punk e emo è bello melodico e mi ricorda gruppi come Foo Fighters, Ataris, Millencolin, The Get Up Kids, Jimmy Eat World, Beatsteaks, il tutto con una componente melodica leggermente attenuata in favore di chitarroni più pesanti.
Le canzoni non sono niente male, si sente che i Foggy Lane sono giovani e han bisogno di quella marcia in più, quella melodia vincente che li porterà un gradino più su, ma le prospettive sono buone, date loro una chance e visitate il loro myspace: http://www.myspace.com/foggylane
E’ in uscita il nuovo, attesissimo album dei techno-punks d’assalto, Prodigy, si chiama “Invaders must die“, già iniziano a girare recensioni entusiastiche in giro per la rete…credo sia disponibile al download peer-to-peer, ma ci sono delle cose, anche in questi tempi in cui si può vedere qualsiasi film appena uscito o ascoltare qualsiasi album appena registrato, per cui è bello aspettare.
Potrei scaricarmi ADESSO l’album e dirvi com’è, vi farei sicuramente un bel favore…ma sono troppo fan dei Prodigy, e preferisco aspettare di trovare il cd nei negozi, comprarlo, gustarmi l’artwork, e poi fare una bella recensione completa. Ci sarà quindi da aspettare, visto che in queste cose sono un po’ all’antica.
Quello che vi posso dire per ora è che sicuramente il mix di rock, punk, techno, drum’n'bass, electro e follie varie tipiche della band non deluderà gli appassionati, anche vedendo il primo video estratto dal disco:
Abbiamo già dato notizia del fatto che i Prodigy suoneranno al Volt Festival e al Download…chissà che magari non si faranno una capatina in Italia nel corse dell’estate per far muovere un po’ di culi anche da queste parti?
Dopo il grande successo della prima serata “Party on Slam Street“, torna la festa mensile della webzine Slam, la zine di punta di tutta la scena glam e rock’n'roll italiana.
Questo weekend il Km33 di Via Mazzini a Trezzo sull’Adda, per l’appuntamento mensile con i “Party on Slam Street” ospita tre ottimi gruppi tra glam, punk e rock’n'roll:
Si parte alle 22 con gli Antares, col loro turbo-glam ultracoinvolgente.
Seguono i LongDongSilver di cui abbiamo già recensito l’ultimo album qui: RECENSIONE
Chiudono i redivivi Lester and the Landslide Ladies dopo un aperitivo acustico sempre al km33 di qui avevamo già dato notizia qui: NOTIZIA
Il Km33 (via mazzini, Trezzo sull’Adda www.km33.it) propone il primo di una serie di appuntamenti artistici!
Un aperitivo in compagnia di giovani artisti che esporranno le loro opere all’interno del salone accompagnati da un concerto acustico.
Il gruppo in questione è: LESTER AND THE LANDSLIDE LADIES
Lester è una specie di Joey Ramone con l’accento emiliano, nella scena rock emiliana è una specie di leggenda dell’underground, dal 2002 ha messo su i Landslide Ladies, una band che richiama alla memoria i grandi losers del rock come Johnny Thunders, Mike Ness, Tyla, Mike Monroe, ecc… Porta al Km33 il suo rock’n'roll allo stesso tempo allegro, alcolizzato, commovente, e amaro, in un’ottima versione acustica che ne esalta le ottime melodie.
Qui potete leggervi un’intervista al gruppo:
http://www.slamrocks.com/landslideladies2008.htm
Qui potete ascoltarvi alcuni pezzi della band:
www.myspace.com/landslideladies
Avevamo già parlato di Lester and the Landslide Ladies in occasione dell’uscita del loro triplo cd, in una recensione proprio qui su Rockblog, potete leggerla qui:
Johnny Grieco suonava nei Dirty Actions, una punk band in attività nei primi anni ’80 molto importante per la scena italiana dell’epoca, dopo vent’anni circa dal loro scioglimento Grieco, che nel frattempo era diventato un noto fumettista ha fatto uscire il materiale che avevano registrato negli anni ’80, su formato cd, me ne arrivò una copia da recensire per la webzine su cui scrivevo allora e non potei evitare di parlarne malissimo.
Grieco, che non è certo l’ultimo bamboccio, prese bene la recensione in cui parlavo veramente male del cd dei Dirty Actions, dimostrando di essere un grande, ci fu un breve scambio di mail, lo intervistai e ora che è uscito il suo nuovo EP, confesso che la curiosità per sentire dove sarebbe andato a parare era tanta.
La parte in cui Jhonny Grieco va a parare è quella dell’elettronica…siamo quasi nel 2009 dopotutto, la musica dal 1980 è leggermente cambiata, Grieco lo sa e sa che sarebbe assolutamente paradossale continuare a suonare punk come all’epoca. Eppure in questo mini EP di punk ce n’è quanto ne volete, non tanto dal punto di vista musicale, quanto di attitudine…Grieco si muove tra le 6 tracce del cd come una sorta di novello Iggy Pop Elettronico, tra suggestioni industrial (nel pezzo iniziale “I’m Cool“…il cui pezzo tribale alla fine mi ha fatto andare letteralmente fuori di testa), eteree (“Dark rainbows“), quasi techno (“Bite the hand” il pezzo migliore), con su tutto il tocco onnipresente della new wave anni ’80. Chiude “Next imminent catastrophe“, in cui Grieco mostra un ritratto per niente allegro del futuro…nero, tragico, disperato, e lo fa su un tappeto musicale alla Marilyn Manson ma senza metallo.
Un cd assolutamente al passo coi tempi, musicalmente, attitudinalmente e dal punto di vista dei testi…non ho alcuna remora a definire Grieco uno degli ultimi punk rimasti in attività in questo paese. Clicca qui per acquistare il tuo cd