Esce il 30 gennaio il suo nuovo album di inediti
“UN’ALTRA DIREZIONE”
nei negozi in due formati:
versione standard (13 tracce) e
versione speciale (6 brani a prezzo ridotto)
Anticipato in radio (dal 9 gennaio) dal primo singolo “La voglia che non vorrei”, esce il 30 gennaio “UN’ALTRA DIREZIONE”, il nuovo album di inediti di Nek (il decimo della sua carriera), a più due anni di distanza dalla pubblicazione del disco “Nella stanza 26”. A marzo il disco verrà pubblicato nella versione spagnola per i mercati Latini.
“UN’ALTRA DIREZIONE” (prodotto da Nek, Alfredo Cerruti e Dado Parisini per Warner Music Italy), sarà disponibile in due formati: una versione standard contenente 12 brani inediti e “Walking Away” duetto con Craig David e una versione speciale contenente 6 brani disponibile al pubblico al prezzo speciale di euro 9.90.
Questa nuova e singolare offerta vuole andare incontro alle esigenze del pubblico e fornire una reale possibilità di scelta in termini di prezzo alla luce delle attuali difficoltà del mercato discografico.
Poco prima delle vacanze di Natale mi è arrivato il consueto paccone coi cd che avrei dovuto recensire, dopo essermi disperato ho aperto il pacco, e ho notato una cosa strana: l’80% dei cd che c’erano dentro (ed erano tanti), erano ska. Un sacco di cd ska, di gruppi che conoscevo e che no. Mi son detto “possibile che in un periodo come questo in cui lo ska non se lo caga più nessuno, ci siano così tante bands che lo suonano?”. Allora ho deciso di prendere tutti i cd, metterli insieme e parlarne in questo Speciale Ska.
Cominciamo (non tanto bene) con la classica compilation Reggae e Ska che ci arriva priva di foglio di accompagnamento, di cui quindi non vi so dire niente se non che inizia con due pezzi noiosissimi di Catwalk e Train to the roots. Si continua col solito mix di reggae e ska buono solo per i superappassionati del genere. Di tutto il cd salvo giusto i soliti, grandi, Working Vibes…il resto è tutto repertorio di antiberlusconismo trito e ritrito, melodie di fiati più o meno riuscite, registrazioni altalenanti nella qualità e pezzi reggae che se non sei fumato ti annoiano dopo due accordi. Per info: www.reskacompilation.it
Passiamo oltre.
Come diceva mio nonno, “via il dente, via il dolore” quindi prendiamo l’altro cd del lotto, che proprio non mi è piaciuto, così poi passiamo alla roba buona. Trattasi dei Lucy in the ska, di cui mi sembrava di aver già parlato altrove, sempre per lo stesso cd tra l’altro. Il mio giudizio comunque non cambia: lo ska dei Lucy in the Ska è abbastanza moscio e palloso, il parlato in “Occhi di diamante” è semplicemente imbarazzante, più o meno quanto il testo di “Paraponzi non si può”, e il cantante scimmiotta La Dava (Vallanzaska). E’ dura annoiare con un genere come lo ska, i LITS ci riescono. La prossima volta andrà meglio.
Continuiamo decisamente meglio coi romani Shots in the dark, il loro Spaghetti skank! “è un album di original ska. Suona rigorosamente in levare, con rimandi al soul e all’early reggae, e prosegue duro e puro nel rispetto della tradizione “rude” giamaicana mai abbandonata dalla band” come recita la bio arrivatami. In giro dal ’99 gli Shots in The Dark hanno dalla loro una lunga esperienza live e in studio di registrazione, e si vede in tutti gli aspetti del cd: dalla parte grafica curatissima egli arrangiamenti delle canzoni, molto professionali. Un buon cd per gli amanti del genere, molto anni ’60, alcune soluzioni ricordano i grandi del genere: da Desmond Dekker agli Specials…pezzo migliore: Rising, dal sound tipicamente estivo.
I Rainska invece vengono da Teramo e fanno uno ska non particolarmente originale, ma godibile. Musicalmente è il solito misto di ska, rock, punk, reggae e rocksteady, però non posso dire che le canzoni siano brutte…ci sono dei ritornelli molto buoni e le solite buone parti di fiati, però appunto, il sound è vecchio e già sentito. Se non cercate niente di particolarmente innovativo, ma buono per le vostre feste di ex-adolescenti (devo ancora vederli degli adolescenti di oggi che ascoltano ska-punk), potete andare su www.myspace.com/rainska.
Purtroppo lo ska è uno di quei generi che ha sempre bisogno di nuova linfa vitale, di nuove influenze, se no rischia di infilarsi in un vicolo cieco e di restare perennemente simile a se stesso, nella perenne riproposizione di clichè noiosi e stantii da parte di bands che non hanno molto da dire ma che amano cullarsi nella sicurezza di un sound che comunque diverte e attira persone anche se non ha veramente più niente di nuovo da dire. In questo senso i Makako Jump mi hanno veramente stupito…sanno di suonare un genere “vecchio”, ma sanno anche che è un genere che si presta facilmente al mix con gli altri generi (quali rock, funky, pop…), spesso con buoni risultati; i Makako Jump sanno anche che siamo nel 2009, e che ci sono altri generi musicali che attirano l’attenzione in giro, e sono dei gran furbi perchè pur senza alterare il loro sound buttano dentro elementi moderni quali un pizzico di rock, e la tipica ritmica di batteria indie rock con quel charleston aperto e chiuso che piace tanto agli indie rockers di oggi (ma che arriva dritto dalla dance anni ’70).
A questo aggiungono delle ottime melodie di fiati e un songwriting miracolosamente fresco, con bei testi e melodie semplici ma efficaci, un tappeto di tastiera che aggiunge spessore e il gioco è fatto. Che poi sul cd ci siano Bunna e Papa Nico (Africa Unite), Dava e Lo Skandinavo (Vallanzaska), Faso (EELST) e un sacco di altri aggiunge spessore ad un prodotto già comunque buono. Non fatevi scappare questo cd!
Altra band che ha il pregio di donare nuova linfa a questo vecchio genere sono i TASSO ALCOLICO, che devo ammettere, col loro cd autointitolato mi hanno fatto proprio una bella sorpresa…conoscevo già i Tasso, e la mia opinione è che il loro ska-punk fosse “onesto” ma niente di più. Invece il buon Jacca e soci hanno fatto una mossa molto intelligente, che molti altri non fanno: prima di buttare fuori un cd hanno imparato a SCRIVERE delle belle canzoni. Il buon Jacca e soci, fanno anche un’altra cosa molto intelligente: si sono stufati del classico ska-punk dalla solita struttura “strofa ska-ritornello punk”, e laddove il pezzo virerebbe in distorto, loro lo riarrangiano in chiave rock’n'roll anni ’50, creando un ibrido riuscitissimo tra ska adolescenziale e rock’n'roll; a questo aggiungiamo un’ottima maturazione nel songwriting, è abbastanza chiaro quindi che questo cd sia un piccolo capolavoro nel suo genere. D’altronde cose come il ritornello di “All’ombra“, l’opener “Discorsi inutili” e il riff iniziale della vecchia hit “Dimenticando tutto” (il pezzo più classicamente ska-punk del cd) dimostrano uno spessore che sinceramente non mi aspettavo. E’ più che evidente che i Tasso sono cresciuti a pane e Shandon, ma fortunatamente questa è una di quelle band che non si limita a copiare il sound di chi li ispira, ma lo evolvono…anche loro quindi meritano la vostra attenzione. www.myspace.com/tassoalcolicorocks
Certe volte tocca lavorare anche a me, non si può vivere di sola simpatia, quindi arrivo al Rolling Stones con un ritardo che mi farà perdere le due bands di supporto. Per la verità quando entro nel locale la pista è semivuota, c’è solo qualcuno attaccato alle transenne e un bel po’ di gente sulle gradinate…c’è anche da calcolare che è lunedì sera, però ecco, un po’ di gente in più per la miglior skacore band americana del momento non mi dispiacerebbe.
Il tempo di una gitarella in bagno e quando esco c’è già un bel po’ più di gente, piano piano il parterre si riempie e quando parte il concerto posso dire che l’affluenza è decisamente buona.
Quando le luci si spengono e parte l’intro di “All my nest friends are metalheads” è chiaro che sarà una gran serata, i Less Than Jake partono con una delle loro hits, e da li in poi non ce ne sarà più per nessuno…a ruota segue il nuovo singolo “Does the lion city still roar?”, “Johnny Quest” che scatena un putiferio totale, “History of a Boring Town” con centinaia di pazzi che saltano su e giù all’unisono urlando “That same old crowd/ that drags me down/ Another day in a boring town!“…e ancora “Ghosts of You and Me” e il reggae stupendo, perfetto per tirare il fiato di “The science of selling yourself short“.
Nonostante sia lunedì la band non si risparmia, Chris è in gran forma e fra una canzone e l’altra si sprecano i siparietti demenziali con cui coinvolge il pubblico.
Tra questi: il concorso tra tre ragazzi portati sul palco a chi imita meglio Jonathan Davis (dei Korn) e il concorso “chi balla meglio Billie Jean” (di Michael Jackson)…vince un ragazzo di colore francese che fa letteralmente ammutolire la band.
Oltre a questo viene apostrofata una ragazza non molto partecipe a cui viene chiesto “Scusa, ti stai annoiando?”, viene fatta portare sulla testa della gente, e fatta salire sul palco, quindi obbligata a saltare ed esaltarsi durante “Summon Monsters“. Col passare del tempo è evidente che i pezzi che più muovono il pubblico sono quelli tratti da Hello Rockview, ma si sapeva; infatti l’ultimo album GNV FLA viene abbastanza ignorato, per dare modo alla gente di sentire i pezzi vecchi. Purtroppo man mano che la fine si avvicina non c’è traccia di “Al’s War“, viene la consueta pausa prima dei bis…per ultima viene suonata “Gainesville Rock City” e purtroppo devo confermare: niente “Al’s War“.
Peccato, ma come si dice sempre in queste situazioni “sarà per la prossima volta”, intanto il concerto è stato, come al solito per la band di Chris e Vinnie, super divertente, ben partecipato e con tanta cazzonaggine. Un ottimo inizio di settimana. Clicca qui per acquistare il cd
La band si forma nel 1988, sulle ceneri di due gruppi di hardcore melodico di Orleans, Francia, il primo 7” arriva nel 1991: una bomba che sconvolge gli standard musicali francesi! L’energia che si sprigiona da questi pochi pezzi è elettrizzante: melodie estremamente coinvolgenti, e chitarre aggressive al punto giusto che si alternano tra punk rock, reggae, fino ad arrivare all’hardcore più veloce. Le liriche sono ancora acerbe e semplici, come è giusto che sia per una giovane band, ma col tempo verrà sviluppata una capacità compositiva davvero notevole, come in Handcuffed o Globalize.
Il 7” arriva alle orecchie di Donnel Cameron dei Bad Religion che, affascinato da questi ragazzi, nel 1991 produce il primo vero album delle teste infuocate: Burning Heads (Semetary Rds/1992), un lavoro degno di nota, che conferma il potenziale dei quattro di Orleans.
Il self titeled è indubbiamente un album davvero di ottimo livello, ma è con Dive (Pias/1994), prodotto da Jack Endino (Soundgarden e Nirvana), che la fama della band esplode: puro punk rock, sempre in stile californiano, ma con nuove idee, che si discostano dai classici del genere,, i Burning Heads sono una ventata d’aria fresca nel mercato del rock ormai omologato ai soliti noti nomi.
La band non poteva passare inosservata oceano: i Burning Heads saranno in tour svariate volte
con band quali NOFX, Propaghandi, Bad Religion e in Canada con i Ten Foot Pole. Nel 1998 arriva il contratto con la Epitaph, che garantisce la diffusione capillare degli album della band francese.
Al posto di sentirsi realizzati i Burning Heads non si accontentano: nel 2001 creano la loro Opposite Records, sfornato altri 4 inediti, di cui l’ultimo è l’ottimo Opposite (Opposite Prd/2007) ma soprattutto hanno fatto migliaia di concerti in tutto il mondo, portando avanti la loro musica e il loro stile di vita punk rock, divertendo i fans e divertendosi, come solo le migliori band sanno fare.
Fans di Punk, Rock e Ska cominciate a mettere da parte un po’ di soldi perchè si annunciano un autunno e un inverno veramente movimentati!
Si parte con tre date di Tying Tiffany, ormai una nostrana star electro da importazione, che suonera un paio di date a ottobre e una a dicembre: TYING TIFFANY
10/10/08 BOLOGNA – ESTRAGON
11/10/08 S. GIORGIO IN BOSCO (PD) – LA GABBIA
06/12/08 CONEGLIANO (TV) – ZION CLUB
si prosegue con l’indie pop dei Los Campesinos da Cardiff: LOS CAMPESINOS! + LOVVERS + SKY LARKIN
13/11/08 BOLOGNA – ESTRAGON
14/11/08 ROMA – PIPER
15/11/08 MILANO – ROLLING STONE
I primi pezzi da 90 arrivano a fine novembre: The Aggrolites, qualcuno li ha visti in apertura dei Gogol Bordello all’Alcatraz recentemente, con il loro reaggae bello duro, coinvolgente, e dominato da una tastiera originalissima; suoneranno a Bologna e a Milano in un mini-festival Ska e Reggae: THE AGGROLITES
23/11/08 ARGELATO (BO) – KE ME MEO
THE AGGROLITES + MR. T-BONE + ONEDROPPERS
24/11/08 MILANO – ZOE CLUB
Sono passati quasi 15 anni dall’esordio di due giovani rampanti, amanti della black music, e provenienti da Varese: Esa e Tormento. I due fratelli Cellamaro, durante la loro carriera, hanno dato vita a due percorsi artistici vicini ma pressochè paralleli incrociandosi per qualche featuring l’uno sull’album dell’altro ma mai provando finora a costruire un disco insieme.
Ora è giunto il momento e per la black music di casa nostra è una vera ventata di aria fresca: produzioni efficaci, ospiti più o meno illustri e un progetto chiaro, il disco distribuito solo in rete.
Finalmente Esa & Tormento hanno deciso di impegnarsi in un progetto che li vede impegnati a 4 mani.
Un disco che sa di mixtape con 17 tracce e varie collaborazioni e con un’ identità di fondo che unisce il torrenziale flow di Esa con la magistrale voce urban soul di Tormento.
Esa a.k.a El Presidente esordisce sulla scena rap, allora agli albori, nei primi anni ?90 confermandosi come autore e produttore hip hop consapevole e creativo, contribuendo a definirne ed evolverne il linguaggio e il ritmo.
Tormento militava nei Sottotono, storica band subito impostasi all?attenzione di pubblico ed addetti ai lavori. Sono note le partecipazioni dei Sottotono nelle pi? importanti trasmissioni televisive, radiofoniche e manifestazioni musicali italiane (Festival di Sanremo, concerto del Primo Maggio ecc.). Dopo 4 album, doppio disco di platino, mezzo milione di copie vendute, i Sottotono si sciolgono e Tormento comincia la sua carriera solista pubblicando vari album che lo portano sempre più a cimentarsi con la sua grande passione: la soul music.
12-13-14 SETTEMBRE, MILANO
IN CONCERTO 35 BAND DA 14 PAESI DIVERSI
I suoni dell’Europa attraversano Milano
Dal 12 al 14 Settembre varie “case” della musica milanese apriranno le porte a LiveAcross, una vetrina europea di giovani talenti, che riconduce al modello di festival come l’olandese Eurosonic, un appuntamento annuale con le novità più interessanti e le nuove tendenze del panorama musicale europeo. Il programma di LiveAcross, che fa parte di MUSIC ACROSS, ampio progetto promosso dalla Regione Lombardia, è curato da Barley Arts, membro di Yourope, il network dei festival europei, e si avvale della collaborazione con ETEP, il programma di scambio internazionale di nuovi talenti.
LiveAcross farà tappa al Rolling Stone, ai Magazzini Generali, alla Casa 139 e alla Salumeria della Musica presentando diversi generi musicali ogni sera. In 3 giorni si esibiranno 35 artisti provenienti da 14 paesi diversi, passando dal pop-rock allo ska/reggae, dalla techno all’heavy metal, dal country-folk all’elettronica sperimentale, dal songwrinting cantautorale all’alternative rock di nuova generazione. Nella vastissima scelta musicale, da citare sono i Rock’n’Roll (nella foto in alto), una “new sensation” d’Oltralpe sulla scia degli Strokes; The Niro, giovane cantautore italiano che genera meritatamente accostamenti al mondo artistico di Tim e Jeff Buckley o di Elliot Smith; i Bang Gang con le loro melodie dal vago sapore psichedelico; l’indiscutibile presenza scenica di Phoebe Killdeer, già voce dei Nouvelle Vague, ora con The Short Straws; il rock di stampo scandinavo di The Haunted e Mustasch.
L’acquisto di un unico biglietto giornaliero darà l’accesso a tutti gli eventi proposti da LiveAcross nei diversi locali, fino ad esaurimento posti. A supporto del pubblico che vorrà vivere pienamente la tre giorni di musica che attraversa la città di Milano, ogni sera dalle 21.00 alle 23.30 ATM mette a disposizione un servizio navetta gratuito di collegamento fra i 4 club.
E nei giorni successivi il LiveAcross, i momenti migliori delle tre serate saranno visibili sul sito www.tuttaunaltramusica.com, mediapartner della rassegna, insieme a All Music e Rolling Stone.
Ingresso per un giorno: 10 euro
Biglietti disponibili in prevendita su www.ticketone.it e dal 12 settembre alla cassa dei singoli club.
Ad un certo punto del concerto Eugene Hutz, durante uno stacco reggae di una sua canzone canta “I wanna walk this earth like it is mine!”…non so il resto della terra, ma senza dubbio questa sera Milano è sua. Sua e della sua creatura, i Gogol Bordello…un mostro a nove teste che si agita, balla, urla, si contorce e fa ballare le più di 5.000 persone che ha davanti dalla sua comparsa sul palco dell’Idroscalo di Milano alla sua uscita di scena un’ora e mezza dopo.
E’ un mostro da cui non riesci a staccare gli occhi: il carisma folle e adorabile di Eugene Hutz, la faccia da nonnino rassicurante del violinista Sergei Riabtsev, stasera privo della sua tipica canottiera degli Slayer, ma con un gilet di pelle da vero metallaro ottantenne, le comparsate fulminanti delle due coriste-ballerine-percussioniste Pamela Jintana Racine e Elisabeth Sun assicurano uno spettacolo assolutamente degno di nota per gli occhi oltre che per le orecchie. Non so se c’è ancora gente che non conosce il fenomeno musicale dei Gogol Bordello, ma per quello c’è Wikipedia…io mi limiterò a dire che personlamente li considero una sorta di Mano Negra per gli anni 2000, e Eugene Hutz il nuovo Manu Chao (con la differenza che Manu non ha mai recitato al cinema): il quantitativo di energia cinetica riversato sul pubblico dal palco è lo stesso per le due bands e il tasso di genialità dei due leader è assolutamente pari.
Il concerto di Milano è stato quasi identico a quello proposto alla Masseria Torcino a Cannole (Lecce) 8 giorni prima, e a cui ho avuto la fortuna di assistere, e se vogliamo essere sinceri possiamo anche dire che è stato quasi uguale a quello già proposto all’Alcatraz di Milano neanche un anno fa…ma è giusto così…è sempre il tour di “Super Taranta” ed è giusto che la band sfrutti il suo momento d’oro girando il più possibile, dato anche il fatto che oggi c’è almeno il doppio delle persone che c’erano all’Alcatraz, trasformando questo semplice concerto in un vero e proprio evento, e un ottimo modo per chiudere la stagione concertistica estiva di Milano, quest’anno orfana del Rock in Idro.
Le luci sul palco sono calate in ritardo sulla tabella di marcia, proprio quando l’attesa stava diventando fastidiosa (quasi mezzora) Eugene e soci salgono sul palco, parte “Ultimate“, seguita a ruota da “Sally” e “It’s not a crime” (la mia preferita) e per un’ora e mezza sarà un’apoteosi di ballo, urla e sane mazzate sotto il palco. La routine ormai la conoscono più o meno tutti: Eugene è un indemoniato attaccato alla bottiglia di vino, Sergei suona il suo violino come se stesse suonando metal, il fisarmonicista Yuri si aggira per il palco col sorriso stampato sulle labbra, e ogni tanto Pamela ed Elisabeth escono sul palco ad aggiungere follia (come se non ce ne fosse già abbastanza), il tutto mentre sotto di loro si scatena il pandemonio. “Gypsy punk” viene letteralmente saccheggiato, d’altronde è l’album che li ha lanciati, la maggior parte delle loro hit viene da lì, ma anche il (non più) nuovo “Super Taranta” non scherza: 60 Revolutions, Wonderlust King, Santa Marinella, American Wedding, i titoli ormai li sapete tutti, fino al finale lunghissimo con “Baro Foro“, misurata col cronometro: 22 minuti di canzone, con al suo interno richiami a “Indestructible”, “Sally” e altre. C’è anche il tempo per una cover finale di “Malavida“…dei Mano Negra ovviamente.
Personalmente non riesco più a contare quante volte ho visto la band, eppure ogni volta è come se fosse la prima…se ancora non conoscete i Gogol Bordello vi consiglio di mettere fine a questa imperdonabile lacuna, magari cominciando dal guardarvi questo estratto dal concerto di Milano dell’estate 2007:
Quindici anni fa ancora la si chiamava musica da discoteca.
Ora si chiama musica elettronica,
perché finalmente qualcuno è riuscito ad addomesticare le macchine.
Quando arrivò il Magnolia, Milano ancora non aveva un posto dove poter ascoltare e ballare – come fossero due naturali e consequenziali momenti dello spirito – la musica elettronica.
In nemmeno tre anni il Magnolia è diventato quel posto – c’è chi viene per i live, chi per i dj e chi mangia tutto nello stesso piatto.I nomi sono di grande spessore….
Basta leggere qui sotto….
Il 4 SETTEMBRE, giusto per capirci, si inizia Dj Lord dei Public Enemy, uno che quando cominciò a parlare disse “turntablism” invece che “mamma”. Insieme a lui sul Bigfrog Stage, due gregari di lusso – Frankie Hi Nrg e Alioscia aka BBDAI, leader dei Casino Royale, due teste roventi come le piste dopo il loro passaggio.
E ancora, in veste di deejay, Bunna degli Africa Unite, Roy Paci, il leggendario Vito War, Meg, Ninja dei Subsonica, e altri ancora.
VENERDI’ 5 SETTEMBRE si va avanti con Motor dalla Novamute – il top delle etichette inglesi di musica elettronica – e il gigantesco live di Vitalic, nuova splendida creatura “french touch” destinata a un futuro enorme, il profeta italiano della psy Gino, la mente responsabile del Sonica Festival.. E altri da confermare.
SABATO 6 SETTEMBRE sul Bigfrog Stage si alterneranno Feadz, nuovo pupillo della miniera d’oro Ed Banger Records (quella di Justice e compagnia bella), il duo italiano fenomeno da esportazione planetaria The Bloody Beetroots, Victeam di Bugged Out!, il perfido duo Sangue Disken che ha ormai infettato tutte le console della città e Fucked From Above 1985, splendida e temibile creatura che presta il volto durante il giorno a All Music.
E poi ancora, all’Outfrog Stage, Goose dal Belgio, un padrino della techno come Carl Craig, Sasse aka FreeStyle Man, lo scandinavo che fa impazzire Berlino, mister Magazzini Generali Lele Sacchi.
I Gogol Bordello, bizzarra band dallo strano nome (Gogol Bordello si riferisce allo scrittore ucraino Nikolai Gogol ed al bordello connesso alle sue scritture volgari ed a sfondo erotico) si formano nel lontano 1993 a New York, ma più della metà dei componenti provengono dall’Europa dell’Est. I Gogol Bordello nella loro musica esuberante mescolano reggae, punk, hip-hop e musica popolare ucraina.Il loro suono è molto energetico e veloce, e le performance dal vivo sono rese spettacolari dalle coreografie, dalle due percussioniste, da visoni circensi e soprattutto dall’estro del cantante Eugene Hutz.