THE REAL MCKENZIES
13 febbraio @ Magazzino 47, Brescia
14 febbraio @ UFO, Brunico
1992, Vancouver, Canada. Paul McKenzie, si trova per caso in mezzo a due stanze: da una proviene un pezzo di Andy Stewart e dall’altra i volgarissimi Sex Pistols. Forse solo un fortuito incontro o forse destino, ma è proprio questo che ha fatto nascere nella mente di Paul la geniale idea di The Real McKenzies.
Comunque sia andata realmente, il risultato rimane invariato, McKenzies, che cercava qualcosa di nuovo, un sound innovativo dopo lo scioglimento della sua precedente band TT Racerer, rimane folgorato dall’idea di mischiare il punk alle canzoni popolari scozzesi. Da quel momento Paul decide di rispolverare il vecchio kilt del nonno e le calzettone Tartan, e così abbigliato devastare il palco a suon di cover punk rock di canzoni tradizionali. Uno dei primi pezzi che suonano è I Wanna Be Your Scot, al posto di I Wanna Be Your Dog degli Stooges.. come dire, il loro obiettivo è semplicemente divertirsi e far casino!
Dal Kilt alla cornamusa il passo è breve: su suggerimento di alcuni fans la band introduce per la prima volta questo sottovalutato strumento nei loro set, da quel momento la cornamusa viene completamente rivalutata: uno strumento che al pari di chitarra elettrica o batteria, dà una marcia in più alla band. Ad un loro concerto qualcuno azzarda: avete i kilt, dovete assolutamente avere anche una cornamusa!
Una vera rivoluzione musicale, che però non viene però apprezzata da tutti: i più conservatori si sentono offesi da questa band che mischia tradizione e musica rock altamente ribelle, e li accusano di non rispettare la storia della musica.
Ma The Real McKenzies sanno quello che fanno: la musica è divertimento, non conta se viene fatta battendo il ritmo su un tamburo di pelle di mucca o se fatta con sofisticati mixer e computer, anzi, l’importante è ciò che si vive ad un concerto o ascoltando un disco: la tecnica può essere perfetta, le melodie pure, ma se manca il divertimento e il coinvolgimento del pubblico tutto perde il senso.
Ed è proprio questo che dicono i fans di McKenzies: meglio andare ad un loro concerto, bere una birra in compagnia e divertirsi cantando canzoni delle proprie band preferite, che ascoltare un concerto tecnicamente perfetto ma che lascia il pubblico immobile e indifferente.
Questa è solo una piccola battaglia per The Real Mckenzies, ma che mostra al mondo intero quali sono i loro obiettivi, e i fans del rock non possono fare altro che apprezzare!
Nel luglio 2008, a distanza di tre anni da “10’000 Shots”, è uscito l’ultimo album della band “Off the Leash” (Fat Wreck Chords), che non solo mostra come la band sia maturata sotto ogni punto di vista, ma che a dispetto delle altre punk folk band famose oggi, The Real McKenzies fanno musica con il cuore, per i fans prima che per loro stessi.
The Real McKenzies
Avevamo già parlato di quanto fosse amante della musica il nuovo presidente degli USA Barack Obama, che ama ascoltare Rap e Rock, ma l’ultimo colpo che ha messo a segno ha dell’incredibile.
A quanto pare nella cantina della Casa Bianca c’è un vero e proprio tesoro di dischi rock e pop di cui il mondo non era a conoscenza.
Le cose sono andate così:
L’associazione dell’industria discografica americana, la RIAA, suggerì al presidente Nixon che la Casa Bianca dovesse avere non solo una biblioteca ma anche una collezione di dischi, e gli regalò un catalogo di 2000 vinili di pop non troppo brillante, pop per le masse, musica tradizionale, country… da Pat Boone ai Carpenters, dalla musica di Nashville a quella di New Orleans, molto Elvis, qualche Beatles.
Con l’avvicendamento dei presidenti i dischi rimasero sempre quelli finchè Carter non iniziò ad aggiungere dischi come quelli di Sex Pistols e Ramones (!), Led Zeppelin e Rolling Stones…poi Nancy Reagan nel 1981, col suo perbenismo ottuso, decise che quell’accozzaglia di rumori non poteva turbare la quiete della Casa Bianca e la mise in cantina dove non dava più fastidio.
Oggi Obama riscopre la collezione di vinili e rarità varie, e già tutti si chiedono come si comporterà: Aggiungerà un po’ di cd o continuerà ad usare solo ed esclusivamente il suo iPod? La risposta ve la daremo prossimamente.
“E poi da dietro le quinte, arriva il martellante suono di una batteria… che lancia la folla in un violentissimo pogo, che rovescia tavoli e pinte di birra. Un putiferio, l’inferno. E così nacque la leggenda dei The Damned.”
www.officialdamned.com
11 febbraio 2009 @ Init, Roma
12 febbraio 2009 @ Magnolia, Milano
13 febbraio 2009 @ Estragon, Bologna
14 febbraio 2009 @ Extracinemusic, Recanati
Siamo negli anni ’70, l’Inghilterra è invasa da una nuova corrente musicale che vede giovani autodistruttivi devastare palchi e strumenti, senza rispetto, per niente e nessuno. Il punk. In quegli anni le band spuntano come funghi: bastano un paio di strumenti e voglia di fare casino, tecnica e melodia sono spesso inutili, e i risultati sono illimitati: band che entrano nella storia come i Clash e gruppi che soccombono senza aver mai scritto una canzone. In mezzo a questo chaos – è proprio il caso di dirlo – nasce una band fuori da ogni parametro, in grado di evolversi nel tempo e rimanere ancora oggi una delle migliori realtà rimaste del punk 77, The Damned.
Il cuore della band è formato dal primo batterista Rat Scabies e da Captain Sensibile (prima basso e poi chitarra). Quando i due incontrano Dave Vanian la macchina The Damned è pronta ad azionarsi: fin dalle loro prime performance si vede che questa band ha una marcia in più. Il primo concerto si tiene allo storico 100 Club, in apertura dei Sex Pistols, e in poco tempo la band diventa una tra le più richieste della scena punk londinese. Concerti scenici, degni di performance teatrali, un sound che mischia il punk al goth rock, e una perfezione stilistica assolutamente estranea al classico punk di quegli anni. Tutto questo fa guadagnare a The Damned il primo singolo della storia del punk col pezzo “New Rose”, prodotto da Nick Lowe per la Stiff Records. A questo segue il primo album “Damned Damned Damned” e “Music for Pleasure” entrambi nel 1977. Questi album vengono stroncati dalla critica, che li definisce semplicemente mediocri, e in seguito a vari cambi di formazione The Damned decidono di sciogliersi.
Vi ricordate i Towers of London? La band londinese che mischiava Sex Pistols e Guns’n'Roses, glam e punk, il tutto condituo da una rock’n'roll attitude come non se ne vedeva più da un sacco di tempo?
Incendiarono la scena mondiale qualche anno fa col loro album “Blood, Sweat and Towers” che li portò ad esibirsi in una serie di festival estivi tra cui il mitico Reading Festival e anche il nostrano Rock in Idro…sembrava proprio dovessero spaccare il mondo, erano partiti alla grande con singoli devastanti come “Air Guitar” e “How rude she was“.
Poi Danny Tourette, leader e songwriter della band è entrato nella casa del Grande Fratello inglese, per la quinta edizione, solo per uscire dopo 2 giorni cercando di scalare le mura dell’edificio e in generale facendo casino e portando un po’ di punkrock nello squallido programma. Per questo la vita dei TOL ultimamente non era molto chiara, due membri hanno lasciato la band, c’è stata un po’ di maretta, ma ora col nuovo singolo/video la band è tornata più in forma che mai. L’album si chiama “Fizzy Pop“, è proprio in uscita in questi giorni, e il primo video estratto è “Naked on the dancefloor“, eccovelo qua:
Quando avete finito di farvi imporre i gusti musicali dalla rivista patinata di turno, che vi dice cosa è rock’n'roll e cosa no secondo le mode imperanti oltreoceano, date un’occhiata in casa, quello che cercate potrebbe essere più vicino di quanto crediate.
Sono sinceramente stufo di ripetere quanto il Rock’n'roll di casa nostra spesso sia di ottima fattura, quanto sia all’altezza dei gruppi che vedete in televisione e sentite in radio, ma tanto ormai è inutile, avete deciso di snobbare la strada, avete deciso che è più comodo aspettare che vi dicano dall’alto qual è il nuovo gruppo figo da ascoltare, e che non vale la pena sbattersi, quindi purtroppo per voi vi perderete Lester e i suoi Landslide Ladies. E’ un vero peccato, perchè probabilmente morite dietro a Jocke Berg e agli Hardcore Superstar, e pensate che nessuno sarà mai più fico di Justin Hawkins, e magari che i Towers of London sono il massimo dello sleazy…sbagliato.
Modena!
Chi l’avrebbe mai detto che uno dei migliori gruppi glam italiani venisse da Modena? E invece…dopo varie peripezie con i Landslide Ladies, Lester, una specie di Joey Ramone con l’accento emiliano, unico sopravvissuto della formazione originale di quella band decide di tenere vivo il gruppo ma si arroga il diritto di cambiare il nome in “Lester and the Landslide Ladies“. E fa bene.
Dopo anni e anni di concerti, registrazioni, e le solite cose che fanno le bands che durano tanto tempo, ecco uscire tre cd che raccolgono un bel po’ di materiale audio della band:
Dopo Alice Cooper la scelta per me cade obbligatoriamente su: THE WILDHEARTS
“Earth vs The Wildhearts“. Uscito nel ’94, album di debutto di questa rock’n'roll band inglese capitanata da Ginger (ex Quireboys), sconvolse prima i media (stampa, radio, tv…) poi il pubblico. In patria venerati come dei, hanno messo raramente il naso fuori dal Regno Unito, una volta per un tour europeo con gli AC/DC (nel ’96 passarono al Forum di Assago di Milano), e una nel 2001 per il tour coi loro amici Darkness (chi se li ricorda?). Ogni volta è stato un macello, un vero rock’n'roll mayhem…sono sempre stati una band inquieta, che ha sempre fatto i conti con uno stile di vita esagerato, pieno di droghe e alcool, che portarono la band allo scioglimento nel 1997 al massimo del loro successo; per poi riunirsi quattro anni dopo per ridare il via alla pazzia.
Quanto pazzi possono essere questi Wildhearts? Giudicate voi.
…tutto questo in piena epoca grunge, quando la faceva da padrone la depressione tipica di gente come Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden. Quanto futuro poteva avere una band che mischiava Sex Pistols, Metallica, Kiss, Cheap Trick, Beatles e Ramones? Tanto evidentemente, visto che Ginger e soci hanno appena dato un concerto DEVASTANTE al Download Festival, di supporto a Judas Priest e Kiss, guadagnandosi decine di migliaia di nuovi fans.
la rabbia, l’orgoglio e l’emotività del punk più grezzo e sincero, direttamente dall’ dell’Irlanda del Nord degli anni’70!
STIFF LITTLE FINGERS
www.slf.com
Gli Stiff Little Fingers sono la prima band supportata solo da un’etichetta indipendente, in grado di entrare nella Top 20 delle classifiche inglesi, una cosa impensabile per un gruppo punk, e soprattutto per un gruppo punk irlandese! Tutto ciò avviene grazie a Inflammable Material (Rough Trade/1979), un album che in tredici pezzi, tra cui gli inni Suspect Device e Alternative Ulster, riassume al meglio tutta la rabbia e la ribellione dei giovani irlandesi, costretti a vivere un’insensata guerra civile.
Jake Burns forma gli Stiff Little Fingers nel 1978, dopo aver visto un concerto dei Clash a Belfast, sua città natale. Il nome della band lo sceglie in onore di un altro gruppo punk di cui è fan: Vibrators “If it wasn’t for your stiff little fingers nobody would know you were dead”…
In breve tempo gli Stiff Little Fingers si affiancano a Clash, Sex Pistols, Skids, Buzzcocks, come veri portabandiera del movimento punk degli anni ’70, quello ancora ribelle, grezzo e violento, che niente ha a che fare con il punk di oggi.
Nei primi sei anni di carriera registrano ben quattro album: dopo l’esordio di Inflammable Material seguirono Nobody’s Heroes (1980), Go For It (1982) e Now Then (1982).
Purtroppo, dopo quasi dieci anni dedicati unicamente alla band, Jake Burns decide di prendersi una pausa e la band si scioglie a tempo indeterminato.
Ma il punk è inscindibile dagli Stiff Little Fingers e dal loro leader: nel 1987 la band si riunisce e i fans regalano due sold out consecutivi alla Brixton Academy di Londra. L’inaspettato successo spinge gli Stiff Little Fingers a rimettersi al lavoro, e nei seguenti anni usciranno Flags and Emblems (1991), Get a life (1994), Tinderbox (1997), Best of all… Hope Street (1999) and Guitar & Drum (2003). Proprio questo ultimo album, uscito sotto EMI, viene definito dagli stessi Stiff Little Fingers, il loro miglior lavoro in studio da anni.
Nel 2004 la EMI pubblica un box Wasted Life (Secret Music), con CD e DVD per celebrare il successo della band, che a sua volta ringrazia i fans con interminabili tour in tutto il mondo.
Dall’Irlanda all’Inghilterra, dall’Europa agli Stati Uniti, ovunque vadano gli Stiff Little Fingers trovano una folta schiera di fans ad attenderli: indubbiamente sono uno dei pochi gruppi che con il passare degli anni ha mantenuto integra la sua indole punk, e anche crescendo ed evolvendosi non hanno mai smesso di urlare nel microfono tutto il loro disprezzo per ciò che non funziona nel sistema.
Chi sia Duff McKagan lo sanno tutti ormai in ambito rock, per tutti gli altri, vi ricordo che è il bassista dei Guns’n'Roses che quando si sono sciolti è entrato nei Velvet Revolver con Slash e Matt Sorum. All’epoca ancora dei Guns Duff aveva fatto un buon disco solista che si chiamava “Believe in me”…i Loaded partono dalle sonorità proposte da Duff in quell’album per svilupparle assecondando il lato più punkeggiante del biondo bassista.
I Loaded sono quindi un buon incrocio di rock’n'roll, punk, e semplice rock…c’è da sperare che la setlist del concerto di sabato contenga hit da tutti i gruppi che ha vuto il buon Duff, specialmente i grandissimi Neurotic Outsiders (con Steve Jones dei Sex Pistols alla chitarra) con cui registrò uno splendido album nel corso degli anni ’90; quasi sicuramente ci sarà qualche pezzo dei Guns, e ci saranno ovviamente le canzoni dei Loaded, di cui vi avevamo regalato un video qualche mese fa.
L’inizio del concerto è previsto per metà pomeriggio, esattamente dopo i Quireboys, munitevi quindi di una bella dose di voglia di pogare, ci si vede sotto il palco durante “It’s so easy”
Qualche giorno fa vi abbiamo chiesto di mandarci le vostre testimonianze dallo Sziget Festival, per far capire a chi non lo conosce che razza di posto fosse…bene, c’è arrivata qualche mail, vi propongo la più completa, quella che descrive meglio il tutto.
Andrea ci scrive:
Ogni volta che sentivo parlare qualcuno che fosse tornato dallo Sziget Festival le reazioni erano praticamente sempre le stesse: stupore, estasiamento e coscienza di essere andati nel luogo che più di ogni altro si avvicina al paradiso terrestre.
Beh, quest’anno sono anche io tornato dall’Ungheria e devo dire che le persone con cui ne avevo discusso non si sbagliavano. Lo esplicito subito, per me questo è il posto più grandioso che abbia mai visto. Punto.
Ho una sola grande paura scrivendone ed è quella di non riuscire a fare capire quanto sia fantastico questo luogo, di non ricordarmi qualcosa, di lasciare perdere particolari che potrebbero fare meglio comprendere perchè già fin da ora (con neanche un nome confermato) è mia ferma convinzione volerci ritornare l’anno prossimo.
Iniziamo dal posto. Il termine Sziget in ungherese significa isola. Perchè, direte voi, questo si chiama “L’isola festival”? Ma perchè è su un’isola! Un’isola enorme dentro il Danubio, a pochi km dalla cittadina di Budapest, pur standone nei suoi confini territoriali. Bene, immaginate un isola che al suo interno, anche se non esplicitamente, contiene un gigantesco parco divertimenti per adulti che viene spacciato per festival musicale, ma in cui la musica, incredibilmente, è relegata ad essere una piccola parte dell’attrazione.
Provate ad immaginare un luogo dove sono presenti 20 tendoni/Open air stages (e nel caso dei tendoni posti grossi come il nostro Alcatraz) dove dal pomeriggio a notte inoltrata si esibiscono musicisti e gruppi di suonando generi tutti diversi uno dall’altro (il variegato mainstage, ma poi metal, jazz, blues, musica popolare, rock, indie, rock alternativo, trip hop, ambient, ecc ecc ecc).
Provate ad immaginare un luogo dove in aggiunta a questo potete trovare una discoteca all’aperto che pompa musica techno non stop 24h/24, un altro club con dj che attaccano dalle 5 del pomeriggio e un enorme tendone (il Mastercard Party Arena) dove dalle 22 gli amanti della musica elettronica possono essere intrattenuti dai migliori dj al mondo.
Provate ad immaginare un luogo dove oltre a tutto questo ci sono, e qui la stima è solo di quelli che ho visto io, ma saranno sicuramente di più, 60/70 di quelli che noi potremmo chiamare bar/discopub che di notte si trasformano in discoteche, ammassando al loro interno migliaia di persone. Costo di una birra da 0,75 cl? 1,60 euro. Una bottiglietta di Coca? 1,40 euro. Praticamente il sogno di qualunque frequentatore di festival italiani. Per non parlare del Cocktail Bar, che per 8 euro distribuiva secchielli pieni di cocktails.
Provate ad immaginare un luogo che, se non fosse abbastanza, vi offre km (e dico sul serio) di bancarelle da visitare dove potere comprare di tutto, un po’ come prendere un Baloon e moltiplicarne la grandezza per 3. Non sapete cos’è il Baloon? Beh sarete stati mai a un mercato? Bene, immaginatene uno enorme che si snoda in mezzo a tutto quello che vi ho descritto finora.
E non basta. Avete fame? Siete golosi? E’ il vostro posto, portatevi delle cinture con un sacco di buchi. Provate a immaginare una immensa distesa di quelli che noi chiamiamo “porcari”. Avete presente quei baracchini su ruote che fanno i panini fuori dallo stadio? Benissimo. Ora provate a pensare a un posto dove di questi (e non scherzo) se ne trova uno ogni diciamo 5/10 metri. Il cibo proposto. Semplicemente si può mangiare qualsiasi cosa si possa desiderare. Siete curiosi di andare alla scoperta della cucina ungherese? Siete nel posto giusto. Vi piace il cibo messicano? E’ il posto che fa per voi. Vi piace la cucina Cinese, Rumena, Americana, Araba, Latina, Vietnamita? Accomodatevi. Siete nostalgici del nostro paese e volete mangiare la pizza? Fa schifo, ma la potete mangiare. Morite dalla voglia di mangiare dei dolci? Girate e anche questa voglia vi passerà. Vi piacciono le pannocchie bollite da sgranocchiare? Ci sono. Vi piacciono quei panini che dopo che li avete mangiati il vostro stomaco vi chiede pietà? Lo sentirete urlare. Mezzo metro di sfilatino? C’è. Dolci fritti? Ci sono. Siete matti(come me) del Gulash? C’è. Interrompo qui la lista sapendo di potere andare all’infinito, ma solamente perchè molti nomi delle cose che ho assaggiato non me li ricordo per via dell’ungherese, e sapendo di scordare sicuramente qualcosa. Quello che non scorderò mai, tuttavia, sono i Langos, delle pizze fritte ripiene di prosciutto con sopra formaggio a pezzetti e una squisita crema acida, da panico.
E non è abbastanza. Perchè sull’isola è possibile visitare una fabbrica della birra, potete fare il bunjee jumping a prezzi bassissimi, è possibile spaccarsi il cervello giocando tutto il giorno negli stand della EA gameworld, si può andare al Giant Street Theatre ad assistere a qualche piece moderna, si può visitare il museo della casa del terrore, si può assistere alle olimpiadi in sdraio su un enorme maxischermo in diretta 24h/24, si possono praticare tutti i tipi di sport (calcio, rugby, ping pong, beach volley, volano, tennis, ecc) nel centro sportivo K&H, si può giocare a poker, black jack e alla roulette in due distinti punti dell’isola, si possono fare massaggi e tatuaggi, piercings e caricature, si può visitare lo spettacolare Luminarium (uno stupefacente spazio creato da architetti inglesi tutto da scoprire), si possono ammirare il sito etnografico e il quartiere dei musei con il teatro vietnamita, ci si può rilassare nei bus della Orangeways, ci si può divertire con calcetti balilla sparsi a centinaia in tutta l’isola, si può assistere alle trasmissioni radio della Pont fm 88.1 o della radiocafè 98.6 potendo anche partecipare in diretta, si può visitare lo Sherpa Adventure Castle, partecipare alle iniziative “civili”dello Sziget che comprendevano incontri con rabbini, workshops internazionali sul tema della pace, mostre di quadri, giochi di società, ecc. o rilassarsi nelle cosiddette restroom “Dove il leone va da solo”.
1992, Vancouver, Canada. Paul McKenzie, si trova per caso in mezzo a due stanze: da una proviene un pezzo di Andy Stewart e dall’altra i volgarissimi Sex Pistols. Forse solo un fortuito incontro o forse destino, ma è proprio questo che ha fatto nascere nella mente di Paul la geniale idea di The Real McKenzies.
Comunque sia andata realmente, il risultato rimane invariato, McKenzies, che cercava qualcosa di nuovo, un sound innovativo dopo lo scioglimento della sua precedente band TT Racerer, rimane folgorato dall’idea di mischiare il punk alle canzoni popolari scozzesi. Da quel momento Paul decide di rispolverare il vecchio kilt del nonno e le calzettone Tartan, e così abbigliato devastare il palco a suon di cover punk rock di canzoni tradizionali. Uno dei primi pezzi che suonano è I Wanna Be Your Scot, al posto di I Wanna Be Your Dog degli Stooges.. come dire, il loro obiettivo è semplicemente divertirsi e far casino!
Dal Kilt alla cornamusa il passo è breve: su suggerimento di alcuni fans la band introduce per la prima volta questo sottovalutato strumento nei loro set, da quel momento la cornamusa viene completamente rivalutata: uno strumento che al pari di chitarra elettrica o batteria, dà una marcia in più alla band. Ad un loro concerto qualcuno azzarda: avete i kilt, dovete assolutamente avere anche una cornamusa!
Una vera rivoluzione musicale, che però non viene però apprezzata da tutti: i più conservatori si sentono offesi da questa band che mischia tradizione e musica rock altamente ribelle, e li accusano di non rispettare la storia della musica.
Ma The Real McKenzies sanno quello che fanno: la musica è divertimento, non conta se viene fatta battendo il ritmo su un tamburo di pelle di mucca o se fatta con sofisticati mixer e computer, anzi, l’importante è ciò che si vive ad un concerto o ascoltando un disco: la tecnica può essere perfetta, le melodie pure, ma se manca il divertimento e il coinvolgimento del pubblico tutto perde il senso.
Ed è proprio questo che dicono i fans di McKenzies: meglio andare ad un loro concerto, bere una birra in compagnia e divertirsi cantando canzoni delle proprie band preferite, che ascoltare un concerto tecnicamente perfetto ma che lascia il pubblico immobile e indifferente.
Questa è solo una piccola battaglia per The Real Mckenzies, ma che mostra al mondo intero quali sono i loro obiettivi, e i fans del rock non possono fare altro che apprezzare!
Nel luglio 2008, a distanza di tre anni da “10’000 Shots”, è uscito l’ultimo album della band “Off the Leash” (Fat Wreck Chords), che non solo mostra come la band sia maturata sotto ogni punto di vista, ma che a dispetto delle altre punk folk band famose oggi, The Real McKenzies fanno musica con il cuore, per i fans prima che per loro stessi.